Babacar: ''La prendo io la Fiorentina''Intervista esclusiva del Corriere dello Sport-Stadio a Babacar. Non ha ancora diciotto anni e non ha paura. Non ha paura di prendersi il peso della Fiorentina sulle spalle, né di sostituire Gilardino se a giugno dovesse andarsene. Babacar ride, diverte e si diverte. Racconta i suoi sogni, quelli che fin da subito farà di tutto per realizzare. Intanto un gol alla Juve, «perché già in Primavera ho capito cosa significhi giocarci contro», poi uno alla Roma. «Un anno fa segnai il primo gol in A tre giorni dopo il mio compleanno. Voglio ripetermi. E poi c'è un'Europa da riconquistare. Io ci credo ».
Se le chiedessero di prendersi la responsabilità di trascinare la Fiorentina, che cosa direbbe?
«Che sono qui e non ho paura. Se ho la fiducia di tecnico e squadra sono tranquillo ».
Anche se Gilardino a giugno dovesse andare via?«Assolutamente sì. Io a questa maglia ci tengo eccome».
Qual è il suo sogno?«Diventare il centravanti titolare della Fiorentina».
Chi è Babacar?«Un ragazzo che ama il calcio, che dà sempre il massimo per la maglia e che ama Firenze. Ma anche un bravo giocatore che sta imparando e che vuole migliorare ».
Quanti anni aveva quando è arrivato qui?«Quattordici anni e mezzo. Ho cominciato con gli Allievi Regionali e ho subito segnato valanghe di gol».
Con la Fiorentina ha vinto l'unico titolo dell'era Della Valle, lo scudetto con gli Allievi Nazionali.«Sì, anche se ero stato 'prestato' anche alla Primavera quell'anno. Con gli allievi ho giocato dagli ottavi di finale in poi. Ho segnato anche un gol all'Empoli, nella gara più difficile».
Che cosa le è rimasto di quell'esperienza?«L'orgoglio».
Com’è il suo rapporto con Mihajlovic?«Non sono partito bene. Ho avuto diversi problemi fisici e ho faticato. Adesso non è più così. Ho capito tante cose».
Che cosa le ha insegnato Mihajlovic?«A essere cattivo. Prima ero troppo tranquillo».
Ma le ha davvero dato un calcio nel sedere?«Sì, ma uno solo. Mi è servito». Ride.
Con i compagni che rapporto ha?«Molto bello. Scherzano tutti con me: in passato mi toccavano il naso, adesso si divertono a toccarmi i capelli. Il più burlone? Vargas».
Qual è stato il complimento che l'ha colpita?«Quello di Comotto. Era venuto a giocare una partita in Primavera, di ritorno da un infortunio. Mi venne vicino e mi disse: Tu puoi fare grandi cose».
E le parole che più l'hanno ferita?«Nessuna. Io guardo avanti. Le cose adesso mi scivolano addosso».
L'avversario più ostico che ha incontrato chi è?«Paci del Parma».
Parliamo di Mutu. Dagli errori degli altri un giovane come lei può imparare?«Sì. Ho capito che certe cose non si devono fare».
Crede che il razzismo esista ancora nel calcio?«Io non mi sento svantaggiato per il colore della mia pelle. Non dimenticate che in passato uno dei più grandi giocatori è stato George Weah. E' l'unico giocatore africano ad aver vinto il pallone d'oro. Ha fatto la storia».
A proposito di premi: Eto'o ha vinto il pallone d'oro africano. Lei ci ha mai pensato?«Sì. E ho pure pensato che per arrivare a tagliare un traguardo simile devi essere un giocatore speciale. Firenze, in questo senso, mi può dare tanto».
A chi somiglia Babacar?«A Babacar».
E a chi si ispira?«Sarebbe bello se riuscissi a mettere insieme le qualità di Drogba, Eto'o e Gilardino. Gila è un campione, ha vinto tutto. E mi dà tanti consigli».
Tra i suoi compagni della Primavera, chi è pronto al grande salto in prima squadra?«Tutta la squadra gioca molto bene. Se devo fare dei nomi dico Agyei, Taddei, Matos e Acosty. Matos è un esterno alla Cerci, io sono più come Seferovic, ci piace puntare l'avversario».
Mihajlovic l'ha sistemata in una posizione un po' più arretrata rispetto a Gilardino. Come si trova?«Molto bene, anche perché sto imparando a nascondere la palla agli avversari. Devo essere più concentrato».
Come ha cominciato a giocare a calcio?«Mio padre ha una società di calcio, si chiama Mediour. Mi allenavo con loro, ma era soprattutto un divertimento. Poi è diventato qualcosa in più».
A scuola che allievo è?«Mi piacciono le lingue. Parlo senegalese, francese, italiano e un po' di inglese (ride, ndr). Non benissimo, ma mi sto impegnando ».
Il suo amico del cuore chi è?«Mia mamma Amy».
La donna più bella?«Sempre lei, mia mamma».
Quale la sua più grande passione?«Dopo il calcio, mi piace ascoltare musica e giocare alla playstation. Passo qualche minuto al giorno a curiosare tra i social network e attraverso Skype parlo con i miei genitori in Senegal, con mio fratello e mia sorella».
Ha un portafortuna?«Sì, ma non lo dico».
Lei e la religione.«Sono musulmano. Il ramadan però lo faccio in estate, quando non gioco. Non si tratta di un'imposizione e non concepisco di farlo a metà. Ci sono giocatori, vedi Sissoko della Juventus, che ce la fanno: io no e non mi vergogno a dirlo».
Nello spogliatoio viola convivono diverse religioni. Difficoltà o pregiudizi?«Né l'uno né l'altro. C'è grande rispetto».
Che genere di musica ascolta?«Un po' tutta, ma mi piace moltissimo Youssou N'Dour».
Oltre al calcio, le piace qualche altro sport?«Il basket. Tifo Chicago e mi piace Lebron James».
Il piatto preferito?«E' senegalese, si chiama Yassa ed è un riso cucinato in un modo un po' particolare ».
Babacar, tornerà in Europa la Fiorentina?«Sì. Ne sono convinto. Non ci ho mai giocato e non voglio perdermi questa emozione ».
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