Vargas: ''Non voglio andarmene. E domani voglio il gol''«El Loco» è il primo soprannome di Juan Manuel Vargas: sta per «Il Pazzo», nel senso che è un tipo estroso, che non sta fermo un secondo. Negli anni è diventato «Loco-motiva», perché sulla fascia va che sembra un treno. Uno di quelli (quasi) sempre puntuali. Ride: «Domani sera a Torino arriverò in tempo, ma la gente si è fissata con questa storia».
Serve una premessa: dieci giorni fa il Perù lo chiama per giocare in amichevole contro la Colombia, gara in programma mercoledì sera, Vargas va e torna a qualche ora da Milan-Fiorentina, tardi per giocare dall' inizio. «Dopo la partita a Bogotá sono rientrato a Lima con la squadra, giovedì ho preso il primo volo per Madrid, servono 11 ore. Subito un altro aereo per Milano: sono atterrato venerdì pomeriggio. Dov'è che avrei perso tempo? Ho letto che metto prima la Nazionale, poi la Fiorentina: bugie, cavolate. Come la storia che a Firenze sarei demotivato, tutto falso. Per chiudere dico che mi muovo seguendo il mio motto: "mi piace arrivare ultimo, ma mai in ritardo"».
Per finire il giro delle voci, dicono sia un po' sovrappeso.«Questo è vero, ma solo di un chilo. E con i prossimi allenamenti andrà via. Sono all'80 per cento, non ho ancora il ritmo partita».
Le manca anche il gol?«Se lo faccio domani sera riparto e non mi ferma più nessuno. Sarebbe il modo migliore per buttare fuori tutta la rabbia che ho dentro. Ho fatto gol l'anno scorso, spero di ripetermi. Ma se segna Gila è lo stesso: anzi, gli darei un bel bacio sulla bocca, come facevo nel Catania con Spinesi».
Dovrà pensare anche a difendere: dalla sua parte c'è Krasic, ci proverà?«Prometto a Pasqual che non lo lascerò solo, lì dietro. Troveremo un grande giocatore, servirà massima attenzione».
Troverà anche una Juve lanciata verso i primi posti. Paura?«No, perché come squadra siamo sullo stesso livello. Non gli invidiamo nulla, la classifica può cambiare da un momento all'altro. All'inizio in noi poteva esserci un po' di appagamento, per quello che avevamo fatto in passato. Cosa che è successa anche all'Inter, per fare un esempio. Ma ora, con umiltà, ci siamo rimessi sotto. Dunque, meglio non parlare troppo: domani possiamo vincere, ma dobbiamo farlo sul campo. E nel caso offro una cena. Ai tifosi dico che daremo tutto: sarà una partita tosta, cattiva».
A proposito, Mihajlovic vi vorrebbe più grintosi.«Presto lo saremo. Se davvero vinciamo cambia tutto».
Com'è il suo rapporto con Sinisa?"Ottimo. Se è alla Fiorentina è perché lo merita. Disse che qualcuno restava male quando alzava la voce? Non sono certo io uno di quelli che piange. Questo è lo spogliatoio più unito che ho visto da quando sono qui. E' nei momenti di difficoltà che si vedono gli uomini veri. Possiamo ancora finire bene, vedere l'Europa in tv fa rabbia».
Senza viaggi infrasettimanali ha più tempo per stare a casa.«Veramente sono sempre in giro per locali. Scherzo, la famiglia è la mia vita. Le mie bambine hanno 1 e 2 anni, e in arrivo c'è anche il terzo figlio: sarà dura, ma per fortuna fa tutto mia moglie. Io ho solo lasciato posto sul braccio per fare un altro tatuaggio con il nome che sceglieremo».
Pensa che tra un po' dovrà scegliere anche dove andare a giocare?«Più che nelle mani di Dio, il futuro è nelle mie gambe. Dicono che voglio andarmene: altra falsità. Inter e Real? Ho sentito, ma nessuno ha mai parlato direttamente con me. Qui sono tranquillo e penso solo a portare la Fiorentina fuori da questa situazione".
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