Frey: ''Sono pronto per giocare, ma decide il mister''Frey in silenzio per dieci mesi, muto e quindi si suppone cupo, o con esercizio di fantasia esattamente il contrario. Difficile capirlo a distanza. La quarantena di Seba finisce con l’intervista a «La Nazione» e nel suo piccolo - dopo trecento giorni di misterioso blackout - è un ritorno alla normalità. Frey esce dalla grotta dei suoi pensieri personali, allarga il sorriso e si passa le mani sulla stoffa dei jeans intorno ai tagli, un’invasione alla moda di sfregi sapienti. La stessa ragnatela disegnata dal bisturi sulle ginocchia, che Frey si accarezza durante l’intervista come per rassicurarle. Tranquille, siete tornate come prima.
E Seba come sta?
«Bene. E un po’ commosso».
Per cosa?
«Per quell’applauso lungo, intenso, sincero. In tanti anni di calcio non mi era mai successo di sentire un’emozione così: domenica l’affetto dei tifosi mi ha accompagnato dal sottopassaggio alla panchina. E l’affetto della gente non è scontato, me lo sono sentito addosso tutto insieme, roba da brividi. In fondo mancavo da cinque mesi».
MIhajlovic è stato chiaro: quando Frey sta bene gioca lui.
«Io sono pronto, ho buone sensazioni, le ginocchia sono stabili e forti. Degli ultimi cinque mesi ne ho passati tre a fare esercizi dalle 8 della mattina alle 6 del pomeriggio. Ringrazio il preparatore Dainelli e lo staff, se ora sono a posto è grazie a loro».
Torniamo alla maglia da titolare.
«Io mi sento pronto per giocare, ma non voglio creare problemi. Sarò contento se Mihajlovic vorrà concedermi un po’ di spazio da qui alla fine, altrimenti mi prepararò per essere al cento per cento nella prossima stagione».
A proposito di Mihajlovic...
«Ne parlo volentieri».
Almeno ascolti la domanda.
«Dico che ne parlo volentieri perché è sincero, leale, lo guardi negli occhi e capisci com’è. Se davanti hai uno così è più facile accettare tutto. Ha sempre avuto rispetto per me, è una brava persona».
Quella giusta per ricominciare il nuovo ciclo?
«Dico solo che quest’anno non ha potuto far giocare la Fiorentina migliore, è stata una stagione complicata per tanti motivi. Secondo me Mihajlovic può fare grandi cose come allenatore».
A proposito di ciclo: Corvino ha detto che è finito.
«Credo che abbia ragione, in sei anni sono stati raggiunti grandi risultati e ora è arrivato il momento di rifondare. Non di cancellare tutto però: ci sono tanti giocatori in scadenza, altri che magari possono avere altre prospettive. Altri ancora, come me, che hanno ancora un contratto lungo e idee chiare».
Questo assomiglia a un messaggio.
«Io voglio essere uno di quelli che parte con entusiasmo per far rinascere il nuovo ciclo della Fiorentina. Qui sto bene, non farò mai la prima mossa per andarmene. Se poi diventerò un problema, sarà la società a dovermi proporre una squadra importante. Ma non ho avuto segnali di questo tipo, sono sereno, contento per essere tornato quello di prima».
I rapporti fra Corvino e il suo procuratore Branchini non sono buoni. E’ preoccupato per questo?
«No, perché il problema non mi riguarda. Branchini è pagato per rappresentarmi e fra l’altro è anche un amico. Corvino è il direttore sportivo della Fiorentina e se c’è un problema di rapporti fra loro io non c’entro. Sono tutelato con due contratti specifici da una parte e dall’altra, loro sono persone adulte e se vogliono si chiariranno».
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=76654Questa la seconda parte dell'intervista di Seba Frey a La Nazione:
E’ vero che ci rimase male per l’arrivo di Boruc?
«Rimasi molto sorpreso. Il ritiro di Cortina fu duro e stressante da molti punti di vista».
Uno di questi punti di vista forse era l’aspetto familiare.
«So che ci sono tante voci in giro. Per rispetto della mia famiglia però non ne voglio parlare, dico sono che mi ritengo fortunato ad avere due figli sani e belli. Sono contentissimo quando sono con loro, è la gioia più grande per me».
E poi c’è il calcio. Lei ha 31 anni, che età è per un portiere?
«Una bella età. Credo di essere al massimo della maturazione, da qui in poi dovrò gestire di più il mio fisico, le mie forze. Ma mi sento bene, davvero. Voglio giocare ancora per molto».
Provi a ripensare ai migliori portieri della Fiorentina.
«Ok...».
In quale posto della classifica si metterebbe?
«Firenze è abituata bene in fatto di portieri, io però dico che i migliori sono stati quelli che hanno vinto. Sarti per esempio. Ricordo anche Albertosi, che fra l’altro è anche un amico. Io per diventare un grande a Firenze dovrò vincere qualcosa».
E Boruc? Che voto gli darebbe?
«Non mi permetterei mai di dare il voto a un compagno. Ma è stato bravo e sono convinto che questa per lui sia stata una bella esperienza».
Ora ricomincia la concorrenza.
«Vedremo, ho già detto che mi sento a posto e che non voglio creare problemi. Il mio obiettivo vero è ripartire al cento per cento nella prossima stagione, anche se ripeto che spero di avere un po’ di spazio nelle ultime cinque partite».
Equilibrio super. Forse è merito del Buddismo.
«Mi ha aiutato molto anche in questi mesi, sto continuando a imparare tante cose, moltissime me ne mancano ancora».
Come ha passato il tempo negli ultimi cinque mesi?
«Lavorando tanto per tornare come ora. Sono rimasto spesso in casa, mi piace. Ho pochi amici, ma verissimi».
E poi c’è la passione per le macchine.
«Quella non finirà mai».
Cosa c’è ora in garage?
«A Firenze giro in Smart, poi ho un fuoristrada più grande che mi serve per spostarmi con la famiglia. E poi c’è la Ferrari che non uso mai. Forse dovrei venderla, ma non ho il coraggio di farlo».
Motivi affettivi?
«Mio figlio mi odierebbe. Ha nove anni ed è fissato con le macchine e il calcio. Non so proprio a chi assomigli...».
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