D’Agostino amaro: «Per me la parola data ha un valore...»Avrebbe dovuto preoccuparsi soltanto di costruire la manovra, di garantire intelligenza tattica alla sua squadra, invece, in 1127 minuti, ha messo a segno persino cinque gol. Tantissimi per un centrocampista che il feeling con la fase offensiva l’aveva lasciato a Udine già diversi anni fa.
Gaetano D’Agostino la Fiorentina se l’era sentita entrare nel sangue. Per questo aveva accettato senza mai una discussione di riscoprirsi trequartista, in avvio di stagione, a causa dell’infortunio di Ljajic, e pure di ingoiare tanta tribuna. Sperava in un epilogo diverso, ma già alla vigilia dell’apertura delle buste il suo futuro lo aveva già chiaro. Lo aveva già fatto capire agli amici più stretti: «Se la Fiorentina non mi riscatterà, magari non sarò più un giocatore viola, ma io a Firenze continuerò a tornare fino a quando non mi ci stabilirò definitivamente. Il mio punto di riferimento resterà sempre questo». I friulani hanno avuto la meglio: centoundicimila euro contro i cinquantamila offerti dai viola. Spiccioli per un giocatore che era diventato, a partire da due anni fa uno dei più ricercati dal mercato. Non l’ha digerita D’Agostino. Sono passate un paio d’ore dall’apertura delle buste, la rabbia è ancora tanta.
Gaetano D’Agostino, se lo aspettava?
«Sì. Sono un professionista e vado avanti. Non sarà il calcio a farmi allontanare da questa città».
Come ha reagito alla notizia?
«Male. Ho dato un calcio a due sedie, poco ci manca che spacco un divano e...che do una testata a mia moglie (ride, ndr).Ma ripeto, non è stata una sorpresa».
Si è sentito tradito dalla Fiorentina?
«No, purtroppo il problema è a livello generale. Io vivo confidando che la parola data abbia ancora un valore vero, ma sempre più spesso mi rendo conto che non è così. Ecco perché non posso rimanerci male».
Dunque, le erano state fatte promesse poi non rispettate.
«Dico solo che la dirigenza a più riprese ha detto che sarebbe rimasto soltanto chi aveva la Fiorentina nel cuore, quelli a cui gli stimoli non mancavano di sicuro. A me, di sicuro, le motivazioni non mancavano e di questo ne erano consapevoli tutti. E' stata presa la decisione di rinnovare completamente l'organico della squadra: se arriveranno i risultati la società si prenderà i meriti, viceversa pagherà le conseguenze».
La filosofia tecnica di Mihajlovic, con il mediano in mezzo al campo, di sicuro non l'ha favorita.
«Mihajlovic ha fatto le sue scelte che non combaciavano con le mie. Il suo modulo di gioco non è lo stesso che piace a me. La Fiorentina cerca evidentemente un mediano di rottura e io devo prenderne atto».
Che cosa non dimenticherà mai di questa avventura fiorentina?
«Il primo gol. Era il mio debutto in maglia viola (29 agosto), contro il Napoli e quella corsa per andare a festeggiare sotto la curva con i miei tifosi non la dimenticherò mai. Umanamente non avrò bisogno di portarmi dietro niente, perché io Firenze continuerò a viverla. Tornerò ad abitarci non appena finirò la carriera: questo sarà un legame indissolubile».
Ha qualche rimpianto?
«Sì, uno solo. I fiorentini mi conosceranno come uomo, ma non lo faranno mai come calciatore. E questo mi dispiace. Nel mio cuore c'è Firenze e mi sarebbe piaciuto dimostrarlo in campo, con i gesti, non con le parole».
Resterà ad Udine anche per giocarsi la Champions League?
«Intanto dico grazie al presidente Pozzo perché da parte sua la stima nei miei confronti non è mai venuta meno. Parlerò con l’Udinese per valutare il loro progetto e poi deciderò sul da farsi. Di sicuro, questa volta sarò io a scegliere. La Champions? Non l’ho conquistata sul campo, dunque non la sento mia».
Sul suo futuro non ha ancora deciso, dunque?
«No. Ma questa volta sarò io a farlo».
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