Mutu: ''Voglio restare, ma Corvino fece bene a volermi vendere''
Ecco un'estratto dell'intervista di Adrian Mutu al Corriere dello Sport Stadio:
Senza la brutta parentesi della cocaina, se lei fosse rimasto al Chelsea cosa avrebbe potuto vincere?
«Non so cosa avrei vinto, e onestamente non ci penso mai»
Perché nonostante i tanti errori commessi la gente le vuole così tanto bene?
«Perché quando scendo in campo io ci metto il cuore, la passione e alla gente, ai miei tifosi interessa principalmente questo. Certo conta anche come ti comporti fuori, ma prima di tutto c’è quello che metti in campo».
Come mai lei con Cesare Prandelli ha sempre preso la strada giusta?
«Abbiamo avuto feeling dal primo momento. Lui per me è un fratello maggiore, mi ha spesso consigliato, cosa che di solito gli allenatori non fanno».
Fra gli errori più grandi che ha commesso, qual è quello che sicuramente non rifarebbe?
«La cocaina rimarrà una macchia indelebile ».
Quanto è stato davvero vicino al Cesena?
«Loro mi volevano realmente, ma la trattativa non si è mai concretizzata, mi ha fatto piacere questo grande interesse. Anche se poi non si è mai chiuso il cerchio è stato bello vedere che, quando tutto intorno a me pareva buio, c’era ancora chi credeva in Adrian Mutu».
Juventus e Fiorentina sono le due delusioni di questo campionato, colpa dei campioni che non hanno dato tutto?
«E’ giusto che io parli della Fiorentina. E’ stato un anno strano, dopo un ciclo di quattro anni in cui la squadra ha conquistato tutto il possibile, Mihajlovic ha dovuto fare i conti con i tanti infortuni che hanno condizionato la preparazione prima e la stagione subito dopo. Io ci sono stato solo per qualche gara, lo stesso Vargas. Jovetic manca dall’inizio del campionato: assenze importantissime. E poi quando a Firenze si comincia la stagione con l’umore sbagliato tutto diventa più difficile. Rovesciare la prospettiva spesso è impossibile».
Quando le hanno proposto poi la Fiorentina cosa ha pensato?
«Ero in vacanza a Miami e ho pensato che fosse una proposta onesta».
Quanto può contare riuscire a vincere domani contro la Juventus?
«Conta perché è la partita con la ‘p’ maiuscola, per la città. A Firenze per assurdo puoi anche retrocedere ma battere la Juve va al di là dei tre punti. E poi io ci credo ancora, per me non è finita, siamo dietro ai bianconeri ma possiamo ancora riagguantarli, serve solo l’orgoglio. Io ci credo».
Intanto lei ritroverà da avversario Luca Toni.
«E’ un grande bomber, spero però che non lo dimostri con noi. Ci siamo sentiti spesso in passato, mai in questi giorni».
Consiglierebbe Montolivo e Gilardino alla Juve?
«Se me lo chiedessero direi a chiunque di prenderli subito».
E a loro cosa consiglierebbe?
«Di rimanere a Firenze».
Crede nel progetto Della Valle?
«Ci credo, sono consapevole che tanta gente dice che questo progetto è rimasto allo stesso punto, forse è anche normale ma un passo più grande di questo non lo poteva fare nessuno, dalla C2 alla Champions».
Di questa squadra chi vorrebbe non fosse mai ceduto?
«Prima di tutti io, per gli altri deciderà la società».
Toni, Gilardino e Pazzini, tutti suoi partner in viola, chi il più bravo?
«Gilardino».
Liverani, Dainelli, Jørgensen, qual è stata la perdita maggiore per la Fiorentina?
«Dario e Martin: erano i capitani della squadra».
Qual è stata la sua partita più bella?
«In Olanda, in Coppa Uefa, contro il PSV».
E’ vero che Jovetic ascolta i suoi consigli?
«Li ascoltava, vediamo cosa farà al rientro. Io però lo consiglio solo per quello che deve fare in campo...».
Perché i tifosi le perdonano tutto?
«Perché Firenze è così, se si innamora di un giocatore può anche buttare giù il Duomo ma non cambia opinione. Se invece non si innamora fischia. A prescindere. Basta guardare Cerci. Io dico che non è giusto».
Mutu vorrebbe restare o andarsene altrove?
«Restare e restare a lungo. Ho deciso di fare il bravo e deciderò solo insieme alla mia società».
Jovetic, Ljajic, Seferovic e Babacar, chi ha le maggiori potenzialità?
«Jovetic, è un animale».
Ecco un altro estratto dell'intervista esclusiva di Adrian Mutu realizzata da Alessandro Rialti per il Corriere dello Sport-Stadio
Chi è Sinisa Mihajlovic?
«E’ un serbo di 42 anni, un ex gran dissimo giocatore che quando mi marcava in campo era un pitbull. Sini è una persona straordinaria, ha un modo di verso di affrontare le situazioni rispetto a Prandelli ma a Firenze quando uno parla e non dice niente, e non è comunque il caso di Prandelli, ci si lamenta perché non mette i puntini sulle i, ma allo stesso tempo con chi parla chiaro ci si arrabbia».
Aveva ragione Corvino che l’aveva ceduto alla Roma o lei che è voluto restare a Firenze?
«Aveva ragione Corvino a volermi cedere per quanto la Fiorentina avrebbe incassato, io a voler restare per quello che ho dato e che posso ancora dare».
Lei e Andrea Della Valle?
«E’ un rapporto stretto nato nello spogliatoio. Ha iniziato da presidente molto giovane in un settore che non era il suo, è migliorato tantissimo, è uno dei presidenti più forti».