Dai 2 gol alla Juve alla notte di Liverpool: i tre anni di GilaAd Alberto Gilardino piacciono i trasferimenti improbabili. Così come nel 2008 nessuno pensava che se ne sarebbe andato dal Milan, che pochi mesi prima aveva vinto la Champions anche con i suoi gol, allo stesso modo la storia del passaggio al Genoa pareva a luglio una classica boutade estiva. Solo un'idea matta di Preziosi, ed invece...
Tre anni intensi quelli di Gila a Firenze, iniziati con un corteggiamento quasi sfacciato di Prandelli, mentre Corvino cucinava a fuoco lento Galliani, facendogli capire che forse era meglio non dare ad una diretta concorrente uno dei più grandi attaccanti del calcio italiano. Esageriamo? Mica tanto, perché per lui parlano dei numeri da capogiro, soprattutto se messi in relazione ad un ragazzo che deve ancora compiere trent'anni: 203 gol, 12° posto assoluto e 5° tra i calciatori ancora in attività in serie A. E in viola il ruolino è, se possibile, ancora più pesante, perché in appena tre stagioni Gilardino ha segnato 56 reti in 140 gare, con una media dello 0,43% e con una stagione, l'ultima, che in tanti hanno classificato come disastrosa. Con la maglia della Fiorentina la sua media si è addirittura alzata (prima era dello 0,38%) ed il bomber di Biella chiude queste stagioni di passione e qualche mugugno come miglior marcatore assoluto di Champions e nono in campionato. Sono numeri pesanti, destinati ad essere apprezzati ancora di più quando magari Gilardino avrà smesso di giocare e l'attualità diventerà storia.
Verrà ricordato anche per il suo carattere gentile, ma molto determinato. Nel 2008 voleva fortissimamente ricongiungersi con Prandelli, che nonostante il momentaneo accantonamento dalla Nazionale continua a considerare il suo tecnico ideale, e così è stato, contro tutto e tutti. Da almeno un anno chiedeva invano di incontrare i Della Valle per discutere del proprio futuro: dopo una dura reprimenda pubblica di Andrea nel 2010 e un nuovo tentativo andato a vuoto un paio di mesi fa, ha deciso che fosse giunta l'ora di cambiare aria. Un bell'azzardo, più per la Fiorentina che per lui, ma evidentemente qualcosa si era rotto davvero nel rapporto.
Restano nella memoria di tutti le sue prodezze. L'inizio scoppiettante. Quattro gol per sognare nella tarda estate del 2008: il raddoppio al Franchi con lo Slavia Praga nel preliminare di Champions, il miracoloso pareggio a tempo scaduto alla Juve all'esordio in campionato e la doppietta da urlo nel primo tempo a Lione. Qualche settimana più tardi arrivò la sua rete più bella, sotto la Fiesole e proprio contro il Genoa. Bastarono così i primi due mesi a Gilardino per prendersi completamente la Fiorentina, per convincere che si potesse fare a meno di Pazzini, per decidere che tutti dovessero giocare per lui, anche il gemello Mutu, che poi lo ha in pratica abbandonato per quasi due stagioni.
Talmente bravo il Gila da fare uscire la leggenda metropolitana che non volesse attaccanti in rosa che gli potessero fare ombra, forse perché scottato da una disastrosa (per lui) coabitazione con Inzaghi a Milano. Ecco quindi sparire i Pazzini e gli Osvaldo ed arrivare gli improbabili Bonazzoli, Castillo, Keirrison, Babacar. Non che lui protestasse troppo, anzi, però alla fine si è un po' esagerato, tanto da far diventare la solitudine del numero undici quasi un caso calcistico-letterario. Nel girone di ritorno dell'ultimo campionato sembrava infatti sempre un po' più triste della settimana precedente, e non si è mai capito se fosse per la mancanza di compagnia in attacco o per la consunzione di una storia d'amore durata troppo poco, almeno per i tifosi viola. Ai quali, come nei divorzi che fanno male, non resta che guardare le fotografie del bel tempo che fu. E ce n'è una su cui forse è meglio non soffermarsi troppo, per non essere risucchiati dalla malinconia. È stata scattata a Liverpool, il 9 dicembre 2009, una vita calcistica fa.
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