Author Topic: Sta arrivando il fair play finanziario. Le regole  (Read 337 times)

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Le casse dei grandi club del calcio italiano sono sempre più in rosso e solamente l'iniezione di soldi freschi da parte degli opulenti padroni ha permesso di rimanere in linea di galleggiamento nelle ultime stagioni. Incombe però il fair-play finanziario, che incide sui bilanci già dalla stagione cominciata il 10 luglio. I primi step verso il pareggio tra costi e ricavi imporrà ai club partecipanti alle coppe europee di avere al massimo 45 milioni di euro di perdite sommando i bilanci chiusi nel 2012 e nel 2013. 

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Re: Sta arrivando il fair play finanziario. Le regole
« Reply #1 on: 08/05/11, 15:12 »
Fair play - Tempi, cifre e un problema: le sanzioni

Il 10 luglio è partito il nuovo sistema di conti Uefa, preteso da Michel Platini e disegnato dal segretario Gianni Infantino (e dal direttore licenze Andrea Traverso). Il calcio — forse— non sarà più lo stesso.
Principio  Visto che i club europei spendono cifre folli (nel 2009 ben 12,9 miliardi di euro, dei quali 7 per gli stipendi), e visto che il salary cap non è ammesso dall’Ue, Platini ha studiato — e fatto approvare anche dai club — un sistema che dovrebbe obbligare a una condotta più virtuosa. Obiettivo: non spendere più di quanto si guadagna. Con una precisazione: le spese «positive» (per stadi, infrastrutture e settore giovanile) non contano tra le passività.
Scadenze 1
Il fair play comincia adesso (per i club che hanno bilancio da luglio a giugno) e il 1o gennaio (per quelli con bilancio nell’anno solare). Primo controllo nel 2013. Il primo periodo è biennale, 2012 e 2013: qui il deficit massimo sarà 45 milioni. In pratica: il club potrebbe avere un deficit di 90 milioni nel primo anno e un attivo di 45 nel secondo, conta solo il risultato finale.
Scadenze 2
Successivamente, il conto sarà triennale e il deficit massimo scenderà a 30 milioni. Dal 2017, infine, la cifra massima è da definire: ma l’obiettivo è ridurla fino a 5 milioni (considerati fisiologici). Precisazioni Ci sono altre misure a favore dei club: 1) quando si parla di 45 milioni, in realtà il deficit «vero» è 50, ma non c’è l’obbligo di ripianare 5 milioni; 2) se nei due anni precedenti ogni triennio c’è un attivo di bilancio, questo può servire per ripianare il deficit.
Problemi
I guai arriveranno al momento delle sanzioni. Il controllo sulle cifre sarà svolto da un panel indipendente che proporrà eventuali punizioni alla Disciplinare Uefa. Platini ha promesso «tolleranza zero» : multe, stop al mercato, penalizzazioni di punti, esclusione dalle coppe. Ma la lista ufficiale di punizioni sarà decisa soltanto a dicembre. E su questo si giocherà il successo o meno del fair play finanziario. Cosa può accadere? Che i «grandi» club facciano cartello e, in caso di esclusione di uno di loro, si oppongano e minaccino una scissione: l’idea di Superlega, oggi impraticabile per la crisi economica mondiale, non è mai tramontata. I giochi sono aperti.

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Re: Sta arrivando il fair play finanziario. Le regole
« Reply #2 on: 08/08/11, 14:02 »
La Serie A porterà 1,7 miliardi. Ingaggi troppo alti

Quella che partirà il prossimo 28 agosto, sciopero giocatori permettendo, sarà, in Serie A, una stagione da circa 1,7 miliardi di euro di fatturato. A fare i conti in tasca al campionato 2011/2012 è uno studio di StageUp - Sport & Leisure Business, società bolognese di ricerca e consulenza nel campo dell'economia dello sport. Al netto delle plusvalenze derivanti dalle cessione dei giocatori, la massima serie fatturerà complessivamente 1.680 milioni di euro. Dato sostanzialmente in linea con il 2010/2011 anche se, rispetto allo scorso anno, si stima una lieve flessione dello 0,3%. Profitti in arrivo, in massima parte, dai diritti dei media (59%), seguiti da attività commerciali (26%) e dai biglietti venduti al botteghino (15%).

SITUAZIONE BUONA, MA STIPENDI DEI GIOCATORI TROPPO ALTI - Sul fronte "macro-economico" continentale, secondo lo studio, la Serie A appare in discreta salute: i debiti del torneo italiano, viene osservato, "ammontano a 2,3 miliardi di euro e, fatta eccezione per quelli della Bundesliga a quota 0,7 miliardi, sono contenuti rispetto a quelli della Liga (3,5 miliardi) e a quelli della Premier League che superano i 3,9 miliardi". Secondo la società bolognese, "grazie alla contrattazione collettiva dei diritti tv, i club hanno usufruito nella scorsa stagione di aumenti medi di introiti attorno al 20% mentre i ricavi da sponsor, nonostante la crisi dei mercati, si mantengono stabili". Infatti nel 2010 sono stati investiti
1.454 milioni di euro in sponsoring. A metà della campagna acquisti estiva, conclude lo studio di Stage Up, i club italiani hanno già speso 338 milioni per soddisfare le proprie esigenze d'organico. Cifra nettamente superiore rispetto agli altri campionati d'Europa (Premier League: 225 mln, Liga 200 mln, Bindesliga 135 mln, Ligue 1: 107 mln). "Rimane una certa difficoltà delle società nell'arginare i costi legati al personale giocatori - viene sottolineato nella relazione - a fronte di opportuni investimenti su asset patrimoniali non solo sugli stadi, ad eccezione della Juventus, ma anche sulla valorizzazione del marchio grazie all'uso delle nuove tecnologie".

SOCIAL NETWORK DA VALORIZZARE - Settore, quello dei nuovi mezzi di comunicazione, ancora non troppo sfruttato: guardando al solo canale di Facebook, appena sei team (Milan, Juventus, Napoli, Inter, Roma e Lazio) possono vantare più di 100.000 fan e solo il Milan (l'unica società ad avere un numero di seguaci sul social network più alto del numero dei suoi tifosi in Italia) e la Juventus sono presenti nella top ten internazionale dei fan su Facebook. I rossoneri (settimi) ne hanno 5.260.000 e i bianconeri (ottavi) 2.218.000. Numeri ben distanti dagli oltre 18 milioni di appassionati virtuali del Barcellona e dei poco più di 17 milioni di Manchester United e Real Madrid, inseguitrici dei blaugrana. "Sul fronte economico-finanziario - afferma Giovanni Palazzi, presidente di StageUp - Sport & Leisure Business - la Serie A possiede tutte le potenzialità per competere con i maggiori campionati in Europa. Due sono le principali strade da percorrere anche e soprattutto in ottica fair play finanziario. La prima è un progressivo spostamento di risorse economiche su investimenti di medio e lungo periodo, verso gli stadi di terza generazione; la seconda - conclude - è la necessità, ormai più inderogabile, di proteggere e valorizzare il proprio marchio per ottenere maggiori ritorni commerciali dal merchandising e dalle numerose opportunità offerte dai nuovi media".

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