Spunta De Rossi. E un retroscena da film di spionaggioOggi entra nel vivo la seconda fase dell’inchiesta che ha riportato sott’acqua il calcio italiano, ma già ieri sera è spuntato fuori a sorpresa il nome il centrocampista della Roma e della Nazionale, Daniele De Rossi (per ora non indagato) che comparirebbe in una intercettazione allegata all’ordinanza e non ancora depositata. A chiamare in causa il giallorosso - si legge sulla Gazzetta dello Sport - è sempre Marco Paoloni (che era stato suo compagno nel settore giovanile), il portiere di Cremonese e Benevento finito in carcere per aver «combinato» diverse gare, ma anche per aver millantato la manipolazione di altre sfide, come Inter Lecce 1-0. Il nome di De Rossi sarebbe in un'intercettazione in cui Paoloni parla di Genoa-Roma 4-3, con i giallorossi avanti 3-0. Partita nella quale, però, De Rossi non giocò perché squalificato. Al momento non è stata ritenuta rilevante dagli inquirenti in quanto potrebbe trattarsi anche in questo caso di un millantato credito da parte del portiere che voleva far credere ai suoi interlocutori, come per Inter-Lecce, di poter influire su giocatori e società importanti. La Roma non ha commentato la notizia, avendo però informato il giocatore delle voci che circolavano su di lui. Intanto quasi tutti gli indagati hanno proclamato la loro innocenza. Come Daniele Quadrini, centrocampista del Sassuolo, chiamato in ballo per il 4-0 di Siena. Dichiarazione simile è stata pronunciata dal portiere Viviano, anche se a Bologna è da registrare una certa fibrillazione in procura dove si stanno verificando dei movimenti sospetti di scommesse che potrebbero essere riconducibili a giocatori rossoblù. Ed è tranquillo Sergio Pellissier, capitano del Chievo, che afferma : «Mai ricevuto proposte per aggiustare partite» . Nonostante tutte le rassicurazioni, però, il mondo del calcio resta con il fiato sospeso.
Intanto sempre dalla Gazzetta traiamo un articolo molto interessante che rivela un retroscena degno di un film di spionaggio. Ma è tutto vero. E’ la metà di marzo, il campionato di Serie A sta entrando nel vivo, c’è chi lotta per stare in alto e chi si attrezza per evitare la retrocessione. Negli spogliatoi di mezza Serie A circolano strane voci: si parla di scommesse, partite aggiustate, soldi che vengono puntati su una sfida o su un’altra. Alcuni dirigenti di club, in contatto tra loro, intravvedono pericoli, anche perché si accorgono di risultati piuttosto curiosi che si verificano. Così decidono di intervenire: avvertono la Federcalcio e mettono a punto un piano. Come scoprire se i sospetti sono fondati? C’è un solo metodo: infiltrare qualcuno nell’organizzazione. L’operazione riesce.
La centrale delle scommesse, secondo quanto scoprono, è a Milano. Più precisamente, in un noto locale nel centro della città, frequentato da giocatori, ex giocatori, modelline o modellone, vip e pseudo-vip vari. La riunione decisiva, così si stabilisce dopo un mese di attento studio, avviene il giovedì. A pranzo, alla luce del sole. La cricca che gestisce il traffico delle scommesse si piazza a un tavolo e, davanti agli altri clienti e senza preoccuparsi di orecchie indiscrete, comincia a discutere di partite e di «puntate» . Uno del gruppo, un ex giocatore di basso livello, è considerato il cervello informatico: appoggia sul tavolo il computer portatile, si collega con vari siti stranieri di scommesse e studia il da farsi. L’impressione che ne traggono i dirigenti investigatori è quella di un’organizzazione ramificata che controlla diversi giocatori nelle varie squadre di Serie A. E, sempre secondo questi dirigenti, molte partite sarebbero già state «aggiustate» falsando così il campionato e compromettendo il cammino dei loro club verso la salvezza.
Ma ciò che più interessa è chi sta attorno a quel tavolo nel noto locale di Milano. Oltre a due degli indagati (quindi già coinvolti nell’indagine), ci sono personaggi pesanti: un ex grande campione, un giocatore in attività in Serie B, un ex dirigente di calcio e un faccendiere molto noto nell’ambiente. Questa sarebbe la «cellula milanese» sulla quale i magistrati stanno indagando. I dirigenti-investigatori, durante il periodo del lavoro «sotto copertura» , hanno sempre tenuto informata la Procura Federale, ma tutti attendevano l’intervento della giustizia ordinaria.
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