Domenica finisce un'era, per 8 forse l'ultima al FranchiPreparate i fazzoletti bianchi, ma nessuna panolada. Quella la fanno in Spagna, per contestare. Al Franchi sarà un’altra storia, l’ultima partita in casa prima degli addii. Il saluto ad un gruppo che esaurisce un ciclo, un’era pallonara, fate voi. Comunque grazie, a chi è salito alla prima stazione, nel 2005, con i capotreno Prandelli e Corvino, e a chi si è aggiunto lungo il percorso, partecipando a imprese, più o meno grandi, ma certamente esaltanti. Campionato, Coppa Uefa, Champions League, soprattutto punti. Tanti. Fiorentina quarta forza d’Italia dall’agosto 2005 ad oggi. Critiche, battute al curaro, ci sta tutto nella città che ha inventato la polemica e l’ha elevata a potenza. Ci sta tutto, appunto, ognuno faccia come crede, ma sarebbe bene tirare giù il cappello di fronte ad un pattuglia di viola che per l’ultima volta si esibirà al Franchi, davanti a gente vera, i tifosi di Firenze.
Marco Donadel, Mario Alberto Santana, Gianluca Comotto: tre esponenti del partito quelli in scadenza. Il loro rinnovo non è mai arrivato. Ormai tre ex. Alberto Gilardino, Riccardo Montolivo, JuanManuel Vargas, Sebastien Frey, Adrian Mutu, cinque gioielli fortemente indiziati di partire. Magari non se ne andranndo tutti, il mercato ha proprie regole, ma intanto sono a rischio valigia. In totale otto protagonisti della Fiorentina, quasi una formazione titolare pronta ad agitare idealmente la mano, sussurrando: «Grazie di tutto». Firenze è città conservatrice per profilo genetico. Colpa di una storia secolare che la colloca tra le capitali mondiali di arte e cultura. Il cambiamento è paura, la conservazione è sicurezza. Il pallone, che sotto il Cupolone rotola sempre in modo bizzarro, non si è mai chiamato fuori da questa mentalità.
Corvino ripete sempre che «bisogna aver coraggio dicambiare ». Magari ha ragione lui, mavallo a spiegare a chidomenica, in un grigio derby dell’Appennino - giocato probabilmente con un caldo equatoriale, ma chissà come mai quando parli delle sfide tra viola e rossoblu pensi sempre a un freddo cane - si vedrà sfilare sotto gli occhi tanti amici che di lì a poco non avranno più il viola come seconda pelle. Così non è facile immaginare la Fiorentina che verrà, oggi è quasi un esercizio circense.
Tante partenze, tanti arrivi: equazione semplice da esporre, molto più complicata da percepire nell’immediatezza. Donadel, Santana e Comotto hanno dato tutto in questa stagione: non che non lo avessero fatto prima, per carità, ma per loro nei mesi scorsi è stato tutto più complicato. Senza contratto e con un futuro incerto,non era così scontato rendere al massimo, scansare frasi avvelenate, diventare protagonisti. E invece, ciascuno di loro, rispondendo a proprie caratteristiche temperamentali e tecniche, lo è stato. Dove andranno? Si divideranno tra Italia e estero, lontani da Firenze,ma con la certezza di essere stati stimati, forse anche amati. Anche perché i tifosi viola sono esigenti, ragionano spesso con la pancia, tolgono sul momento,masanno restituire l’amore con un buon tasso d’interesse. Chiedete a Cerci per conoscenza: da bidone conclamato a risposta autarchica di Leo Messi. Quanto ai cinque gioielli ci sarebbe molto da dire, ancor più da scrivere: se davvero la Fiorentina, con una magìa degna di Silvan, decidesse di farli sparire, farebbe bene a estrarre dal famoso cilindro alternative più che valide. Non colombe bianche, magiocatori di pallone come Gilardino, Montolivo, Vargas, Frey e Gilardino. Please.
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