Serve una rivoluzione di mentalitàLa Fiorentina è lenta. E così una Inter rimaneggiata in vista della Coppa Italia se la mangia con tre gol. Certo, la squadra di Mihajlovic qualcosa ha fatto, ma senza mai dare la sensazione di poter riemergere per davvero. Nella mediocrità generale si è rivisto Gilardino, mentre hanno deluso sia D´Agostino che Vargas. E stavolta niente magie di Cerci (da 6, comunque), fenomeno virtuale esploso a stagione finita, ma forse un po´ stanco per le troppe interviste rilasciate in settimana ai giornali di mezzo mondo.
Il fatto è che non vediamo l´ora che questa stagione finisca per lasciar spazio a qualcosa di nuovo e, ci auguriamo, di appassionante. In queste ultime settimane tutti noi abbiamo scritto e ragionato a proposito della presidenza della società e di grandi cambiamenti possibili, sia a livello tecnico che manageriale. Dopo tutte queste discussioni ci siamo accorti che probabilmente cambierà poco o niente, a parte molti giocatori. Quindi il messaggio è chiaro: piena fiducia a tutti. Niente aria fresca, insomma. Se, come pare, il nuovo presidente sarà Mario Cognigni, questo sarà un ulteriore segnale di continuità e anche, probabilmente, un´apertura nei confronti delle istituzioni fiorentine, visto che Cognini, fidatissimo di Diego, è stato il gran mediatore nella vicenda convenzione stadio e campini, e di sicuro è il dirigente che ha sempre tenuto i rapporti diplomatici col sindaco Renzi, anche nei giorni più tesi, quelli della cittadella mancata, per capirsi. E proprio Cognini, sfidando le resistenze di molti, da tempo si batte per portare in società un uomo in grado di mettere la faccia davanti alle telecamere e di gestire con intelligenza i messaggi della proprietà, una figura che allo stesso tempo sappia tenere i rapporti con lo spogliatoio. Un dirigente che sappia operare lontano dalle pressioni dei procuratori e che sappia indossare lo stile (anche quello sintattico, oltre che di contenuti) della proprietà.
Al di là del fatto che i primi giudizi sul futuro arriveranno solo a mercato finito (lì sarà possibile misurare la reale ambizione della società), certi piccoli cambiamenti potrebbero portare anche qualche vantaggio ed evitare curiosi slanci mediatici, come il 7 in pagella rifilato alla stagione della Fiorentina dall´amministratore delegato Mencucci. Opinione rispettabile, ci mancherebbe. Che però spiega bene la totale assenza di autocritica là dove si fanno le brillanti strategie. Tra quelli che si assolvono sempre accusando di tutti i mali coloro che non obbediscono ai loro ordini e chi giudica davvero buona la stagione più depressiva del passato recente con tanto di stadio semidesertificato, quello che serve forse è trovare la capacità di rimettersi in discussione con intelligenza e serietà. Chiunque guidi un´azienda (piccola o grande che sia) sa bene che essere troppo autoindulgenti e scaricare le colpe altrove quando vengono a galla i problemi serve a poco o niente. Questa Fiorentina ha bisogno di una rivoluzione di mentalità, di ritrovare creatività e fantasia, volontà e cuore. Da tempo cerchiamo tutti di capire da che parte sia finito l´entusiasmo. Noi siamo convinti che ritrovare l´alchimia sia possibile. A patto che chi dovrebbe guidarci su nuove strade abbia addosso questo desiderio e che invece di appigliarsi agli alibi (che pure ci sono), pensi a non ripetere certi errori e a correre veloce per uscire dal grigio di questa annata triste per tutti, Mencucci escluso.
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