Fiorentina, una doppia sfida da vincere (in campo e in Lega calcio)E’ la sfida fra le grandi deluse del campionato. La Juventus era partita con ambizioni di primato: la qualificazione alla Champions obiettivo minimo, in molti pensavano che potesse addirittura vincere lo scudetto, o quanto meno lottare fino in fondo con le altre pretendenti. La Fiorentina puntava a un veloce ritorno in Europa. E invece questa partita probabilmente non servirà a niente, se non a farsi la bocca buona per il futuro. Vero che la Juventus, dopo il brodino delle ultime tre vittorie consecutive, ha ricominciato a coltivare sogni di gloria europea, ma riacciuffare la Champions per la coda è più una chimera che un obiettivo. Non tanto per 6 punti di ritardo dalla Lazio, che pure sono un terzo dei 18 ancora disponibili, quanto per le altre due squadre che ha ancora davanti: troppe per sperare realisticamente di farcela. Eppure, questo finale di campionato è in ogni caso più importante per la Juve che per la Fiorentina: sono ancora tutti da sciogliere i nodi sul futuro di Delneri e di quella pletora di giocatori precari (in prestito o comproprietà) per i quali il club bianconero deve decidere se esercitare il diritto di riscatto; da quest’altra parte invece è tutto un po’ più chiaro: Mihajlovic resta di sicuro e le necessità di rinnovamento e rafforzamento sono abbastanza definite. Questo per quanto riguarda il campo. Se invece andiamo a vedere in società, la situazione è per certi versi opposta. Per fortuna, verrebbe da dire. Perché la Fiorentina sta ragionando su un’organizzazione più articolata, con una migliore definizione delle competenze e della catena di comando. Mentre la Juventus sembra essersi seduta su una struttura che finora non ha dimostrato di funzionare bene. Dopo l’infelice esperienza del Blanc uno e trino (presidente amministratore delegato-direttore generale), l’arrivo di Andrea Agnelli alla presidenza e il doppio ad (Blanc più Marotta) non sono stati sufficienti a rimettere in moto una macchina che ha un motore che continua a perdere colpi. Anche perché Blanc (che ha comunque portato a termine con successo la missione nuovo stadio) è sulla via dei saluti e Marotta non si capisce bene se sia il nuovo perno del club o un direttore sportivo con qualche delega in più. Resta il dato di una squadra prestigiosa che, dopo essere inizialmente uscita bene dallo tsunami Calciopoli, sembra ora avvitata in una crisi di cui non s’intravvede la fine. Tutto sommato, negli ultimi tre anni, la Fiorentina ha avuto risultati migliori. Un miracolo. Se si considerano dati economici, innanzitutto. Gli ultimi bilanci dicono che la Fiorentina con un fatturato di 141 milioni ha un rapporto fra costo del lavoro e fatturato virtuoso (46%) e una situazione finanziaria di tutto rispetto; la Juventus invece, nonostante un fatturato del 70,2%superiore (240 milioni), ha un rapporto costo del lavoro/fatturato del 58%e una situazione finanziaria da tenere sotto controllo. Ma anche in campo le prestazioni sono state mediamente superiori (a partire dalle performance in Champions). Ecco perché non sarebbe male riavvicinare le posizioni anche nella classifica di questo campionato. Sapendo che la partita di domani presenta difficoltà importanti, sia pure non insormontabili. Chiellini e infortunati cronici a parte, la Juve si presenterà a Firenze al completo e in fiducia. Delneri sembra orientato a confermare lo schieramento con cui ha vinto le ultime due gare, cioè con Matri unica punta centrale e Toni (decisivo contro il Genoa) pronto a entrare in corsa. Resta da capire se ricorrerà al 4-3-3 con Krasic e Pepe ai lati di Matri oppure se tornerà al 4-4-1-1 adottato a Roma, con Krasic centrale in una posizione da trequartista. Una soluzione per la verità per nulla convincente, al di là del risultato ottenuto contro i giallorossi. Pericolosa in attacco, soprattutto sui calci piazzati (sia punizioni sia corner), la Juventus è invece vulnerabile in difesa: i terzini coprono male, soffrono la velocità degli avversari e tendono spesso a stringere troppo per sopperire ai difetti di posizionamento dei difensori centrali. Sarà quindi importante sfruttare molto le fasce, fra l’altro poco frequentate dalla Juventus (strano ma vero, per una squadra di Delneri), ma potrebbe essere efficace anche l’arma del lancio lungo a scavalcare i centrali, spesso distratti. Al di là della congiuntura, poco brillante per entrambe le squadre, in campo si aspettano scintille. Come quelle di ieri in Lega fra le due società. In ballo c’era la solita, annosa, questione dei diritti televisivi, come suddividere la quota riservata ai bacini d’utenza. Una torta da 200 milioni di euro che la legge ha lasciato all’autodeterminazione della Lega. Purtroppo. Bisogna dire purtroppo, perché in un Paese normale, in un sistema professionistico normale sarebbe appunto normale che siano i club sportivi a decidere come suddividersi equamente i ricavi che essi stessi generano. Ma l’Italia non è un Paese normale e quello calcistico italiano non è un sistema, ma un mezzo bordello. Per cui le cinque autonominatesi «grandi» (Juventus, Milan, Inter, Roma e Napoli) sono scese in guerra minacciando di andare in tribunale per contestare la delibera approvata dalle altre 15, Fiorentina compresa, nella quale sono state indicate le tre società demoscopiche incaricate di «pesare» i bacini d’utenza di ciascuna squadra. Una partita, anche qui contro la Juventus, più importante di quella di domani.
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