Incontro tra deluse. Fiorentina-Juve, classica decadutaC´era una volta lo skyline di Firenze che splendeva sotto un cielo azzurro e c´era il cuore che batteva forte come un tamburo della Fiesole. La primavera era un soffio di gioia, quella partita un sentimento puro ed estremo, perché un ragazzo stordito dal suo passato non ce la fece nemmeno a tirare un rigore prima di andarsene dal campo e raccogliere una sciarpa viola proprio sotto la tribuna. Farfalle nello stomaco e sensazioni violente: quel sabato d´aprile era la terra su cui Firenze rinasceva orgogliosa dopo dolori e addii, odi e paure. Nodi segnati dentro, comunque. E così ricominciammo senza Baggio e quella vittoria fu il primo vero sorriso rigeneratore dopo un mare di lacrime. Quelle figlie della rabbia ma anche dei lacrimogeni sparati nei giorni della rivolta di piazza. La Juve che "rubava" partite e scudetti aveva rapito anche il fenomeno col codino. E stavolta non bastavano un leone viola e un coniglio bianconero da appiccicare sul lunotto posteriore del Pandino o della Renault 4, magari accanto al bel faccione di Jim Morrison.
"Meglio secondi che ladri": ma sì, raccontiamocela così, i veri eroi siamo noi, perché un mondo senza colori come quella maglia non ha senso per gli abitanti della città più bella che c´è. In tanti hanno provato a descrivere il "disprezzo" sportivo di Firenze per la squadra bianconera. Ma poi alla fine è tutto molto semplice: il potere assoluto Fiat, l´arroganza del sistema, uno scudetto scippato, un giocatore strappato via e quindi la storica rivalità con i "gobbi" di Toscana, cioè la moltitudine di juventini sparsi ovunque fuori dalle mura. E certi sentimenti, si sa, corrono nel tempo. Uno magari si ricorda il gol di Desolati a Zoff e lo racconta a chi poi vedrà quello di Fuser e quindi applaudirà Batistuta e poi morirà di felicità a torso nudo quando Osvaldo farà secca la Juve nel suo stadio. Firenze in cielo.
Una vita dopo. Sì. Ma anche una vita fa, così almeno sembra. Perché in fondo il rivale vero deve meritarsi un sentimento degno di questo nome. Lo juventino di vecchia data è uno che amava vincere facile. I soldi del grande capitale, il carisma dell´intoccabile Avvocato, la politica inginocchiata, quella logica del mi prendo tutto a tutti i costi che oggi fa quasi sorridere in mezzo a questa Italia dove non ci si vergogna più di niente. Perché per noi la Juventus resta sempre la Juventus, la squadra di quelli "più brutti della Multipla" (striscione geniale), anche se nel frattempo è cambiato tutto e la società bianconera si è normalizzata in una mediocrità che nessuno avrebbe mai immaginato: soldi buttati via, giocatori standard, risultati improbabili, certezze poche o pochissime. Altro che Boniperti, l´avvocato e il Trap. Il giorno che hai sentito Lapo Elkan parlare di Juve hai capito che il mondo cambia e forse neanche tanto in meglio. Fatto sta che John Elkan e Andrea Agnelli per i media sono quasi Ufo, Marotta solo uno che ha speso male, Delneri un allenatore che stavolta ha fallito più o meno come il nostro, anche se le sue azioni ora sono un po´ in rialzo.
E questo forse è il vero problema: la sfida, stavolta, è proprio tra due squadre andate a male o quasi. E fa sorridere (e non solo) leggere Mihajlovic che dice cose curiose. «Una vittoria contro la Juventus può ammorbidire le cose e salvare la stagione. E se non battiamo la Juve poi rompono le palle con questa storia della Fiorentina che non vince mai contro le grandi». Così ha detto il tecnico alla Gazzetta dello sport. Parole strane. Un po´ per quel "poi rompono le palle" che forse spiega molte cose di questa gestione tecnica, un po´ per l´idea che una vittoria sulla Juventus possa salvare in qualche modo la stagione. Come se la gente fosse così stupida, come se esser riusciti nell´impresa di svuotare il Franchi non valga una riflessione un po´ più seria da parte di tutti.
Certamente quella di domenica resta una sfida vera e sentita, anche perché è l´ultima partita di cartello di questa annata dimenticabile. La penultima, quella col Milan, è stata un pianto: tattico, tecnico, caratteriale. La Juventus può essere un´occasione per farsi perdonare da chi si è svenato per vedere dei morbidoni che si sono svegliati solo nel finale. Ma la stagione? No, quella resta una delusione. Poi, come dire, si fa sempre in tempo per ritrovare una strada. La Juventus per Firenze resterà la squadra più antipatica della storia perché questo ormai è un codice del dna e anche di quel semi-provincialismo di cui in fondo riusciamo anche a vantarci un po´. Né metropoli, né cittadina: Firenze con le sue bellezze sta tutta in una conca e non riesce nemmeno a trovare lo spazio per costruirsi un nuovo stadio. Eppure l´idea di diversità e di luogo del contropotere non morirà mai nelle nostre teste. E la sfida con la Juve è sempre un´occasione per ricordarlo al mondo, anche se siamo un po´ annoiati, anche se il nostro allenatore dice che sennò poi gli "rompono le palle". Sì, solo una battuta, chiaro. Parecchio infelice però.
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