Viola, piccoli fenomeni alla provaVIETATO FALLIRE - Oggi non si potrà più sbagliare. Non potrà farlo il talentino serbo. Fallire contro il Milan, nella gara che potrebbe valere il riscatto seppur parziale di una stagione maledetta, significherebbe scaricare a vuoto una intera cartuccia di munizioni. Nelle 22 partite giocate, impreziosite da tre gol e 5 assist, ma anche macchiate da un rigore fallito (contro il Palermo), Ljajic non ha entusiasmato: la sua media voto non sfiora neppure il sei.
GENIO E SPREGIUDICATEZZA - Davanti a tutto, però, ci ha messo sempre la sua faccia tosta. Pure contro la Lazio, in casa, nel giorno della contestazione dei tifosi viola, nonostante la sconfitta, fu tra i migliori, sicuramente l'ultimo a lasciarsi sopraffare dal momento terribile. La squadra, orfana di Jovetic fino ko prima dell'inizio del campionato, e priva di Mutu, ancora sotto squalifica per la sibutramina, pareva aver individuato in Adem il piccolo genio. Il crollo è arrivato con il rigore fallito. Da quel maledetto pomeriggio di fine estate, niente è stato più come prima. Ljajic ha viaggiato a corrente alternata.
INCOSCIENZA - Non ha fatto meglio Babacar, protagonista sì in Coppa Italia - tre gol e due assist - ma farneticante in campionato. Nei 340 minuti giocati, accumulati in 16 presenze, non è stato in grado di capitalizzare le occasioni che pure gli sono arrivate. La sua media voto non è andata oltre il 5,63, troppo poco per un giovane come lui che pure di giocare dovrebbe mordere alle caviglie degli avversari. Se n'è accorto pure lui, il ragazzo che sognava un gol alla Roma per festeggiare il suo 18esimo compleanno, come accaduto un anno fa contro il Genoa. Troppo spesso resta a discutere con l'avversario senza tornare a dare man forte ai compagni in fase difensiva e quando chiamato in causa, là davanti, non aggredisce l'azione con l'incoscienza che un ragazzino dovrebbe avere. Ha rimediato pure qualche... calcio da Mihajlovic, oltre ad essere finito diverse volte in tribuna. Adesso non può più fallire. Il suo sogno è quello di diventare l'erede di Gilardino e specie adesso che il futuro dei big deve ancora essere deciso lui non può restare indietro.
STAGIONE A META' - Discorso diverso merita invece Michele Camporese, la cui stagione è stata vissuta a metà tra Primavera e prima squadra. Un girone fa ha fatto il suo debutto in quel di San Siro: si è trovato a contrastare pure il gigante di Ibrahimovic, dimostrando personalità e tecnica. Nei suoi nei 661 minuti giocati è il baby che ha meglio figurato - media voto di 6,36 - quello che a buon diritto il tecnico viola considera tra i titolari di questa Fiorentina. Dalla metà di febbraio, però, subito dopo l’autogol realizzato nella recupero contro l’Inter - tre giorni prima aveva invece festeggiato il primo gol in A -, tutte le sue sicurezze si sono rimescolate. Anche in Primavera qualcosa si è rotto: nella finale del Viareggio, a Livorno, non è stato tra i migliorie pure nel ritorno della finalissima di Coppa Italia Primavera, a Roma, con la deviazione in porta che ha spiazzato Seculin ha rischiato di complicare tutto. Da qui alla fine della stagione bisogna premere sull’acceleratore. La generazione dei piccoli fenomeni deve tornare a stupire.
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