Rambo Sinisa contro Acciuga, due allenatori in carrieraDomenica al Franchi si gioca Fiorentina-Milan, una sfida con due tecnici in carriera a confronto. Dauna parte il serbo Mihajlovic, dall’altra il livornese Allegri. Così diversi, così normali. Si somigliano poco o niente, dal fisico al carattere, passando per il loro vissuto da calciatori. L’unico tratto in comune è la normalità: uomini che non hanno tradito il loro modo di essere e la loro terra. Mihajlovic il duro, che ride di rado,mache ha ancheungrande cuore. Allegri detto “Acciuga“, per la sua struttura filiforme, che partendo dalla gavetta vera ha scalato tutti i gradini del calcio e adesso si gioca lo scudetto nel Milan di Berlusconi. Allenatori molto attenti anche alla fase difensiva perché il pallone vive di equilibri.
MIHAJLOVIC Sinisa è completamente diverso da Massimiliano. Mihajlovic è serbo, nato nell’ex Jugoslavia, ha un fisico da rambo, ha sentito fischiare le bombe, ha la faccia imbronciata, sorride di rado, da calciatore ha vinto tutto o quasi, è stato un campione della difesa e dei calci di punizione da autovelox. Ma è un uomo normale.Equestoè ilcomunedenominatore con Allegri. Mihajlovic all’andatahamessopaura ad Allegri. Il Milan ha vinto 1-0, gol di Ibra, ma la Fiorentina un pareggio lo avrebbe meritato serenamente. Mihajlovic domenica sera riproverà a far paura ad Allegri. Sarà quasiunderby tra lui e Massimiliano (il livornese). Sinisa si è talmente innamorato di Firenze - assecondato dalla moglie Arianna e dai cinque figli -, da sentirsi, dopo dieci mesi un po’ fiorentino. «Mipiace il carattere di questa gente - ha raccontato spesso Mihajlovic - assomiglia al mio...». Fiorentini combattenti, incazzosi, mai contenti, ma con un cuore grandecomeun’astronave.EMihajlovicnon è distante da questo profilo temperamentale. Poi c’è la sublime Firenze, seducente al massimo. L’allenatore viola vive sulla salita che porta al Poggio Imperiale, zona nobile. Ma sta per traslocare: i Mihajlovic cercano casa in centro, vista Ponte Vecchio, dove Firenze risplenda di una bellezza quasi trascendente. Hanno ragione: vistoche la vita gliha concesso questa possibilità, perché nonapprofittarne? Il centro storico, perla di valore mondiale, va vissuto fino in fondo. Il ristorante preferito è il Fuor d’acqua, a pochi metri da San Frediano. Altrimenti con la squadra si divide tra Godò e Trey, a due passi dallo stadio. I figli fanno sport: due giocano nel settore giovanile della Fiorentina, una eccelle nel tennis, gli altri si dedicano all’equitazione, al Cit delle Cascine.Èvero, Sinisa trascorremolteore della giornata tra campo e sede: a preparare il lavoro, studiare gli avversari,immergendosi totalmente nella Fiorentina. La speranza è riuscire nel tempo a conoscere un po’ meglio Firenze e i suoi tesori. Intanto sogna di battere ilMilan perché Mihajlovic ha incassato il gradimento della società, di buona parte della critica, ma di una piccola parte della tifoseria. L’ultima battaglia è questa: convincere i tifosiche quest’annata balorda è nata soprattutto per un fato avverso, costruito su una catena impressionante di infortuni. Nelle ultime settimane il gioco è migliorato, mentre i risultati sono rimasti ondivaghi. Cesena è l’esempio calzante: una vittoria gettata via con superficialità, nel finale. È una Fiorentina che con una personalità di pastafrolla non può essere, allora, ancora quella di Mihajlovic. Sinisa proverà a cambiarla, magari battendo Milan e Juventus. Allora sì che lo porterebbero in trionfo.
ALLEGRI L’ultima volta che Massimiliano Allegri ha affrontato la Fiorentina da giocatore era una domenica di fine marzo, il 30 per l’esattezza, anno 2003. Lui era al crepuscolo diunabuonacarriera, che per mezzi tecnici avrebbe meritato di più. La Fiorentina all’alba della rinascita calcistica, in piena fase catartica dopo il fallimento. Fiorentina-Aglianese 5-0, doppietta di Riganò, Cicconi, Longo e Scaglia. Trentamila spettatori al Franchi... per applaudire una Fiorentina, sarebbe più corretto dire Florentia Viola, lanciata verso la promozionein C1, successivamente superata dal ripescaggio in B. Ma torniamo ad Acciuga - lo hanno sempre chiamato così, perché l’attuale tecnico del Milan non ha mai avuto un etto in più, filiforme, elegante in campo e fuori -: prese un 6 in pagella in quella partita. Che avrebbe potuto fare in più? Troppo forte la Viola, troppo debole l’Aglianese, squadrache lui avrebbe allenato un anno dopo. Eppure, in mezzo al prato del Franchi, lo ricordiamo come fosse ora, Acciuga fece partireunpaiodi lancida50-60 metri, illuminanti. Perle sprecate in quel palcoscenico tecnico: il resto fu una saggia regìa, annullata dallo strapotere della Fiorentina. Domenicatornerà in quello stadio,main panchina, dove per altro è già transitato col Cagliari. In tribuna ci saranno, quasi sicuramente, sua figlia Valentina, i familiari e tanti amici livornesi, quelli delle ribotte. Max, lo hanno chiamato anche così, è di Livorno città, lo si capisce subito alla prima parola. È livornese nell’estro, nella simpatia, ma nella postura e nei modi è più british che labronish. I bagni Fiume, le gabbionate, un branzino al sale da Oscar, zona Ardenza, ristorante chic,questi i suoi punti cardinali.Quando nasci sul mare, sei costretto a rivederlo sempre. EAcciuganonsi èmai sottratto a questa regola, anche dopo il derby stravinto sabato scorso contro l’Inter. Oddio, quando ha più tempo, non si nega neppure un blitz a Firenze: un passaggio in viaTornabuoni, perché l’eleganza perAllegri è una buona compagna di viaggio, una cena in centro e poi via, di nuovo sulla Fi-Pi-Li. Allegri ha rischiato pure di passare dallo scoglio di Antignano alla Pescaia di Santa Rosa, se il Milan non fosse arrivato primadi Corvino. Nella gestazione del dopoPrandelli, il diesse viola aveva due nomi puntati sull’agenda: Sinisa Mihajlovic e Massimiliano Allegri. Dicono che Corvino non sbagli un allenatore: pensando a questi due tecnici, la tradizione sarebbe confermata. Allegri attraverso Agliana, Ferrara, Grosseto, Sassuolo (ha vinto il campionato di C1), Cagliari e adesso Milan è diventato un allenatore. Il suo maestro è stato Galeone, tecnico soloattacco, ma Acciuga ancora una volta ha sorpreso tutti coniugando i piedi buoni offenisivi del Milan, con un grande equilibrio difensivo.Enon si è montato la testa.È sempre Acciuga, dè.
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