Gabba, il rapper della Fiesole che canta l'orgoglio violaGabrio quasi non ci crede. «Non mi aspettavo tanta attenzione. Poi ecco che mi chiamano le radio. E sento che anche mio suocero, che ha sessant´anni, canticchia la mia canzone. Incredibile. Il rap in Italia di solito interessa pochi irriducibili affezionati».
Si vabbè, ma su YouTube Gabrio in arte Gabba, rapper sanfredianino emigrato a Prato, ci ha infilato anche "Viola scuro", ode d´amore per Firenze e la Fiorentina, canzone orecchiabile e irriverente, anche perché il rap, per definizione, tutto può essere tranne che politicamente corretto.
«Passione, ironia e i miei pensieri. Io sono sincero e dico quello che penso».
Andiamo per ordine. Anni?
«Quasi 29».
Mogli e figli?
«Una moglie. Figli per ora zero».
Lavoro?
«Ho un banco. Sono un ambulante di quelli che oggi trovi a Scandicci e domani al Galluzzo e così via».
Scuola rap di riferimento?
«Newyorkese. I Nas, i Wu-tang clan, tanto per citare i maestri. Nelle mie canzoni parlo di temi sociali. D´altra parte sono un trentenne con un mutuo infinito sulle spalle e una moglie con impiego precario. Comunque il prossimo disco esce ad aprile, si intitola Psom 2».
Cioè?
«Prato State of mind, seconda parte».
Ci troviamo dentro anche "Viola scuro"?
«Sì, ma solo a Firenze in edizione limitata. Il fatto è che quando ho chiuso il disco la canzone ancora non era nata. Per cui faremo una ristampa. In realtà è successo tutto per caso. Stavo improvvisando, pensavo alla Fiorentina ed ecco che corro a casa a registrare...».
"Yeh, qui dal 26, che cittadella, che parco giochi, quali musei...". C´è polemica Gabba?
«Ironia, dai. Il pezzo punta molto sull´orgoglio di noi fiorentini. Abbiamo una città meravigliosa, vogliamo pensare in grande. Un tifoso deve sognare non fare calcoli».
"Ciabatta caccia il grano", però, ci viene da pensare che al Franchi non la suoneranno mai...
«Mia moglie mi ha detto: occhio che ti querelano. Ma io non offendo nessuno, dico solo che per vincere bisogna spendere».
Poi c´è la frase sugli autogrill...
«Storie vere. Chi ha fatto tante trasferte lo sa che a volte agli autogrill poteva succedere di tutto. E´ storia, tutto qui».
Gabba, lei cita anche i Collettivo 78, che si è appena sciolto.
«Sì, ho fatto molte trasferte con loro. E anche col Settebello. Ho molti amici. Ora sono più un cane sciolto, ma vado sempre in Fiesole».
E la canzone racconta quasi tutto l´immaginario della curva. Bello il passaggio: "Firenze è Antonio che gioca e guarda il cielo, chi resta per la maglia, chi parte per dinero".
«E´ così, no? Era doverosa una citazione di Antognoni. Un mito che va avanti di generazione in generazione. Un raro simbolo di fedeltà. Il nostro orgoglio».
E la nostra canzone più bella.
«Sì, proprio così».
http://www.violanews.com/news.asp?idnew=75250