Mihajlovic: perché resta. Corvino, tutte le mosseC’E’ UNA PRIMA certezza in questa stagione di formidabile scompiglio, musi lunghi, fiato invece molto corto, infortuni, sbucciature nascoste e logoranti con i procuratori, tentativi tattici sbagliati, delusioni, passi in avanti e rapide retromarce. Cieli più sereni solo al crepuscolo del campionato, o quasi, con otto partite da giocare. Corvino è tornato sull’annuncio del presidente con parole raccolte da Canale 10: «Mihajlovic non è mai stato in discussione, siamo in corsa per un posto in Europa, non è una stagione da buttare. I rinnovi dei contratti dei giocatori in scadenza? Stiamo parlando, ma posso assicurare che non ci sono rotture definitive».
La certezza è la conferma di Mihajlovic che ADV, in un periodo di loquacità minima, ha buttato in mezzo al mucchio degli sguardi interrogativi, perché l’alfabeto viola è di difficile interpretazione anche per gli osservatori teoricamente più attenti. Il secondo paletto non arriva di conseguenza, ma quasi, e riguarda Corvino: il direttore sportivo ha ancora un altro anno di contratto, ma nel calcio gli accordi sono fatti per essere superati e francamente — proprio sul conto di Corvino — si erano accavallate moltissime voci. Se ne va? Resta malvolentieri? Resta costretto? Resta convinto?
L’OPZIONE giusta è l’ultima, anche se gli ultimi dodici mesi hanno fiaccato la permalosa, indurita e allenata resistenza del Ds, che si è spesso autoimposto il silenzio riempiendo archivi con le considerazioni altrui; nessuno dei 34 anni di carriera da dirigente è stato così faticoso per Corvino, che dallo scorso marzo in poi — dopo l’ eliminazione negli ottavi di Champions contro il Bayern, un capolavoro di Mastrolindo Ovrebo — ha assistito a una catastrofica serie di eventi negativi. Voglia di eclissarsi? A volte tanta. Corvino ha come tutti qualche difetto, ma non quello di svicolare come Gatto Silvestro; per questo è rimasto, per questo da maggio in poi cercherà di impostare un nuovo ciclo a Firenze dopo aver scommesso sulla conferma di quello attuale. Tante mosse in arrivo e anche in partenza. Possibili sorprese anche su Montolivo, ma qui ci vorrà un approfondimento specifico. L’unica certezza è che per ora non sono previsti incontri per parlare di rinnovo di contratto, nonostante la Fiorentina ne avesse proposto uno quinquennale al giocatore lo scorso maggio, ricevendo in cambio la disponibilità. Dopo il mondiale, un nuovo cambio di rotta.
NELLE vicinanze e a margine di tutto questo, se vogliamo includere anche il mercato di gennaio 2010, ci sono stati movimenti che non hanno convinto tutti, anche se alla distanza l’unico, vero errore che Corvino ammetterebbe è l’acquisto di Felipe, pagato 9 milioni e raramente in corsa per un posto da titolare. Gli altri, a cominciare da Bolatti (pagato e rivenduto alla stessa cifra) sono tutti figli di una logica, come direbbe Corvino, in attesa di capire quanto valga davvero Ljajic (altro colpo impegnativo di quattordici mesi fa). Ma torniamo alla logica del mercato: Mihajlovic ha chiesto un regista e in quel ruolo D’Agostino era il più richiesto (5,5 milioni per la metà), Cerci è stato pagato 4 milioni e anche ora — messo da parte per il cambio di modulo reso necessario dalla presenza contemporanea di Mutu-Gilardino — potrebbe essere girato ad altre squadre per una cifra superiore. Ammesso che il prossimo anno, come la Fiorentina si augura, possa essere recuperato all’interno di un nuovo modulo. Behrami si è inserito bene (costo del cartellino meno di 2 milioni, più i diritti per Da Costa), il giovanissimo portiere Neto è nel giro della Nazionale brasiliana ed è un investimento per il futuro.
QUANTE cose sono cambiate in un anno, e com’è stata diversa la Fiorentina vista in campo rispetto alla squadra prevista a tavolino, da maggio in poi, con l’ok di Mihajlovic. Tutto molto teorico, ma bello. La formazione base (4-3-3) era con D’Agostino regista, Montolivo e Vargas mezz’ali, più il tridente offensivo con Santana a destra, Gilardino al centro e Jovetic a sinistra. Piani cambiatissimi in corsa, insieme al modulo: JoJo fuori uso, Montolivo in ritardo di preparazione e poi operato, Vargas infortunato, D’Agostino anche. Senza contare la variabile Mutu, in vendita e poi trattenuto dopo il grave ko di Jovetic, aspettato e quasi cacciato dopo la fuga dagli spogliatoi a gennaio... Mihajlovic ha obiettivamente fronteggiato una serie infinita di imprevisti e in questa lunga fase — nonostante le malinconiche prestazioni della squadra — ha messo in evidenza una non comune abilità nella gestione di un gruppo deluso, logorato, sfiduciato. Anche per questo è arrivata la conferma.
L’ALLENATORE ha ancora un anno di contratto e la Fiorentina potrebbe esercitare un’opzione per trattenerlo anche in futuro, Corvino è in scadenza nel giugno del 2012 e agli amici parla come chi deve cominciare una nuova fase della sua carriera, sempre a Firenze. Nessuna parola ufficiale da parte sua, ma se c’è una frase da ricordare è questa: «Vorrei che la Fiorentina fosse il mio ultimo club». Poi i nipotini, gli olivi, Vernole, la Puglia, senza scantonare sotto altri stemmi. Ma prima tante altre cose da fare. E sassolini da rovesciare addosso a chi, non per caso, si trova a passare da quelle parti.
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