Valentina, quasi 16 anni, mi tira fuori una battuta che forse avrei fatto anch’io alla sua età: “il problema non il senso dello Stato, ma che questo Stato dà senso”.
Difficile darle torto, se vediamo gli ultimi quindici anni di politica, ma esiste anche un altro Paese, più virtuoso e che affonda le proprie radici proprio nell’orgoglio nazionale.
Mi metto quindi a disposizione per rispondere a tutte le domande sull’unità d’Italia ed è inutile: gliene importa poco a lei e anche a Camilla.
La metto sullo storico e gli spiego che se non fossero accadute certe cose avremmo potuto essere a lungo solo “un’espressione geografica”, come raccontava al mondo quel farabutto di Metternich al congresso di Vienna del 1815 (”l’Italia non è che un’espressione geografica”) ed è fatica sprecata: per loro l’Italia unita, libera e democratica è un fatto acquisito e non importa quante centinaia di migliaia di morti ci sono voluti per arrivare a godere ogni giorno di questo regalo.
Eppure, parafrasando il grande Gaber, io mi sento fortemente italiano, e per fortuna (e non purtroppo) lo sono.
David Guetta