La solitudine dei numeri 10. Totti e Mutu, classe puraIl tormento e l´estasi. Piedi che incantano, un futuro ingombrante. Classe, talento, storie che si incrociano. Anzi, no. Mutu e Totti, l´eterna rincorsa dei numeri dieci. Amati, discussi, indispensabili. A Totti la Roma chiede i gol per andare in Champions, a Mutu la Fiorentina chiede quelli per l´Europa League. Potevano giocare insieme, saranno di nuovo avversari. Domenica, all´ora di pranzo. Fiorentina-Roma è anche questo. O forse, soprattutto questo. Una sfida nella sfida, una partita che si moltiplica per due.
Mutu il ribelle, l´uomo senza regole, il campione indispensabile, l´idolo della gente e di chi capisce di calcio. Mihajlovic si aggrappa a lui per recuperare in classifica. Lo stimola, lo punge, lo elogia. Il romeno è classe pura. Queste sono le partite in cui si esalta. E poi lui, più di altri, ha in testa l´Europa. È lì che vuole arrivare, altro che obiettivo salvezza. Ora sta bene, ha messo la testa a posto, ha capito che questo finale di stagione può cambiare la sua prospettiva. Mutu ha il contratto che scade nel 2012, vuole rimanere, gli basta allungare di un anno. Può ancora dare tanto. E poi non ci sono certezze su Jovetic. Tornerà presto, ma dopo un infortunio così brutto la ripresa non è mai facile. Comunque Mutu in questo momento ha in testa altro. Pensa a vincere e a riportare la Fiorentina nelle coppe europee. È il suo tributo a Firenze e alla sua ambizione.
Ma se la Fiorentina punta su Mutu per conquistare l´Europa League, la Roma si aggrappa al suo capitano, Francesco Totti, per centrare una qualificazione alla Champions, ormai unico obiettivo rimasto con la coppa Italia, per non considerare fallimentare una stagione che invece avrebbe potuto regalare ben altre soddisfazioni alla squadra giallorossa. Dopo un inizio tra alti e bassi, tra panchine e polemiche con Ranieri, adesso che a guidare la Roma c´è Montella, Totti sembra aver trovato nuova linfa vitale. E la doppietta di domenica scorsa nel derby è soltanto l´apice di questo momento positivo.
Totti a Firenze cerca quel 200° gol in serie A (ora è a 199) che lo inserirebbe ancora di più nell´élite del calcio italiano e lo avvicinerebbe a Roberto Baggio, fermo a quota 205. Inoltre c´è quel tabù dello stadio fiorentino da sfatare: il capitano giallorosso al Franchi non ha mai segnato. Quindi le sue motivazioni sono ancora maggiori.
Infine c´è da ricordare il suo rapporto con il tecnico viola, Sinisa Mihajlovic. Il 28 marzo 1993 la maglia numero 7 della Roma era vestita propria dall´attuale allenatore della Fiorentina, che con una delle sue straordinarie punizioni aveva portato i giallorossi sul 2-0 a Brescia. A pochi minuti dalla fine Mihajlovic si avvicina all´allenatore, Vujadin Boskov, e gli propone di far entrare quel ragazzino seduto in panchina, che a tre minuti dalla fine fa il suo ingresso e debutta in serie A. Era Francesco Totti. L´amicizia con Mihajlovic è durata molto tempo e si è raffreddata solo nel momento in cui il capitano giallorosso non rispose all´invito di Sinisa per la sua partita di addio.
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