La partita di domenica a Bari ha detto che il progetto tecnico messo in piedi dai Della Valle e condotto per cinque anni dalla coppia Corvino-Prandelli è finito. Succede: lascia sì ai fiorentini il ritorno in Europa, in Champions, grandi emozioni, ma anche un esaurimento che forse non era facile prevedere. Certo che questa sua ultima edizione, la sesta, è stata tanto grigia e deludente da apparire poco di più che un’agonia. La squadra vista domenica non aveva niente di quella che aveva giocato e vinto a Eindhoven, resistito all’Everton, battuto il Liverpool due volte in Champions dove ha messo sotto anche Lione e Bayern. Questa Fiorentina niente ha nemmeno della Fiorentina che in tanti campionati era riuscita ad arrivare davanti alla Roma e al Milan. Esattamente un anno fa qualcosa le si è rotto dentro. C’è voluto un anno per riconoscerlo, forse proprio per troppa passione. Nessuno voleva mettere in un cassetto quella Fiorentina, un atto d’amore encomiabile ma oggi evidentemente sbagliato. Ora restano due mesi per mettere tutto sotto esame, senza far sconti a nessuno, per capire come progettare la ricostruzione, come immaginare il rinascimento viola.
Società - Nel grigiore e nella progressiva crisi di rapporto fra la Fiorentina e Firenze ovviamente c’è una responsabilità diretta da parte della Proprietà prima e della dirigenza poi. Iniziamo però con una premessa assolutamente indispensabile: i Della Valle sono l’unica certezza al momento esistente. Nessuno può onestamente metterli in discussione se prima non mette sul tavolo una soluzione alternativa. Qualche mese fa Diego Della Valle ci disse: « Se avete una persona, un gruppo, in grado di far meglio di noi, pronta a portare la squadra più in alto magari lasciandoci un piccolo posto, vi diamo l’incarico per aprire una trattativa». Confessiamo di non averla trovata e di non vederla all’orizzonte. Ma questo niente toglie agli sbagli che sono stati fatti anche dai fratelli Della Valle. Possono aver avuto tutte le giustificazioni del mondo: possono essersi sentiti traditi da Prandelli e dalla città, possono mettere sul tavolo il loro progetto di Cittadella dello sport disatteso dai politici, ma restano gli errori commessi sul terreno della comunicazione da parte loro e dei loro collaboratori. Possibile che ancora si aspetti l’appuntamento di maggio ( così è stato promesso dal presidente Andrea ancora dimissionario) per il ritorno al suo posto? Possibile che si sia assistito indifferenti al progressivo allontanamento della squadra dalla città, dai tifosi, dai media? Sappiamo che sotto la superficie i Della Valle stanno ancora lavorando e lottando per trovare la soluzione ai tanti problemi e scommettiamo che ce la faranno, ma da tempo è venuto il momento di parlare alla gente. La maggioranza aspetta solo un cenno per tornare a credere a un progetto, un’idea della quale innamorarsi. La verità è che non è più il tempo di delegare bensì quello di riprendere in mano la situazione.
Mihajlovic - Siamo stati fra quelli che hanno detto: Mihajlovic è il minor colpevole di quanto sta accadendo. Lo confermiamo, allora aveva una squadra dimezzata dagli infortuni. Ma adesso pure lui entra nel cono di luce delle cose che devono essere messe in discussione. Finalmente sono rientrati Montolivo, Mutu, sta tornando Vargas, è stato acquistato Behrami ed è tornato in gruppo D’Agostino, anche Natali scende regolarmente in campo ma quello che si è visto a Bari è più o meno (forse addirittura meno) quello che si era visto nei tanti giorni neri di questa stagione. All’aeroporto prima di tornare verso Firenze abbiamo incontrato un uomo furente e a un tempo provato. Per lui deve essere insopportabile verificare che la Fiorentina, la sua Fiorentina, non gli assomiglia affatto. E’ totalmente priva di personalità. Ha aperto la porta a Mutu e il romeno invece che dare una svolta, appare controproducente; ha dato il centrocampo totalmente in mano a Montolivo mettendo in un angolo D’Agostino e il capitano resta anonimo; ha cambiato la propria squadra tante volte da far girare la testa, ma alla fine si è trovato la squadra di Bari: un disastro. Una Fiorentina di nessuno che sta lì, lontana dalla retrocessione ma lontana anche dall’ultimo vagone Europa. Forse è vero, gli è stata data una squadra che già era un guscio vuoto ma lui non è stato capace di riempirlo. Ora, siamo sicuri, prenderà questo gruppo e lo metterà contro un muro, tutti senza passato. Forse darà l’esempio e Mutu finirà in panchina, riproporrà gli esterni ma prima di tutto ha l’obbligo di dimostrare di essere capace di imporre una svolta. Non è in bilico il suo presente ma lo è il suo futuro.
Corvino - Ha il merito di essere rimasto lì sempre, ad occuparsi anche di quello che non lo riguarda. Ha lavorato benissimo sul settore giovanile, se fosse dipeso da lui del caso Mutu avrebbe dovuto occuparsi la Roma, non sarebbe probabilmente arrivato Felipe, magari avrebbe tenuto pure qualche eccellente partente di questi anni (Balzaretti, Pazzini), però la firma su tutto quello che è successo è anche sua, dunque ne risponde integralmente anche di arrivi e immediate ripartenze. Forse non era così facile dire: il ciclo tecnico è finito. Ci voleva coraggio e l’addio di Prandelli un po’ lo ha spiazzato. Gli acquisti di Behrami e di Boruc confermano quello che nessuno può onestamente mettere in discussione, ovvero che sia un eccellente operatore di mercato però è lui, solo lui, l’uomo di calcio che può intervenire per indirizzare le linee strategiche dei Della Valle. Sua è indiscutibilemente poi la scelta di Mihajlovic, nel bene e nel male e quindi a Sinisa è incollato nella valutazione complessiva della stagione. Pure lui paga la malasorte ma appellarsi solo a quella è sbagliato, profondamente sbagliato. Se il tecnico serbo deve sfruttare questo finale di campionato per dimostrare di avere davvero qualcosa da dire per restare a sedere su quella panchina viola, Corvino ha sicuramente credenziali storiche importantissime per restare al proprio posto, ma deve dimostrare di crederci. La maggioranza dei fiorentini lo vuole al suo posto, ma adesso deve sfruttare questo suo prestigio per vendere come sa vendere e comprare come sa comprare. Racconti il suo progetto di squadra e, se necessario, si prepari alla rivoluzione.
Squadra - Se i Della Valle e Corvino mettessero tutti i giocatori viola sul mercato, pochissimi fra i tifosi si risentirebbero. «Per la maglia, solo per la maglia...» cantano dalle curve, perché in questa Fiorentina non ci sono eroi, non ci sono incedibili. Magari Jovetic che è assente, forse Frey pure lui lontano dal campo e Behrami che è appena arrivato ed è apparso, per combattività e impegno, rispetto ai compagni un vero marziano. Infine Camporese l’unica nota lieta di questo grigissimo limbo e il vecchietto Santana. Fine. Bari è stato lo spartiacque. Una volta veniva detto: i campioni non si toccano, ma ora a Firenze non è più così. Sono stati proprio i giocatori più importanti a mancare. Disperso Vargas, assente ingiustificato Marchionni, irriconoscibile Mutu, spento Montolivo, sul banco degli imputati i difensori, sommerso di fischi (sinceramente anche troppi) Cerci, per certi aspetti imperscrutabile D’Agostino ma oltre un mese fuori. E Gilardino? Lui come Montolivo e Vargas appaiono distanti, lontanissimi. Sono tutti sotto esame perché solo chi ci crede, chi ha voglia, deve restare nel prossimo progetto tecnico. C’è bisogno di entusiasmo non di rassegnazione e fastidio per una squadra che a qualcuno appare... stretta. La Fiorentina non ha bisogno di giocatori che restano per grazia ricevuta. A Bari i vari Mutu, Gilardino, Montolivo hanno dimostrato di non essere riusciti a battere il Bari, quel Bari, una squadra sommersa dagli sfottò dei propri tifosi, una squadra in ginocchio e che aveva subìto prestissimo un gol che la costringeva a rischiare e a lasciare spazi enormi. Mihajlovic ha fatto a pezzi il niente psicologico del suo gruppo ma se questo ultimo periodo deve servire a scegliere con chi fare il prossimo giro di valzer, allora sono proprio i campioni a meritare di andare, adesso, a fare tappezzeria e di finire sul mercato e giugno. Ljajic è un ragazzo, merita un po’ più di attenzione, però pure lui con tutte le cautele del caso deve dimostrare di saper chinare la schiena. Il campionato non è finito e tutti dovranno mettersi in discussione e smetterla di far conto con il proprio passato.
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