Pazzini: ''Firenze è stata casa mia, ma dobbiamo vincere''A un passo dalle 200 presenze in A, con 67 gol realizzati, Giampaolo Pazzini si prepara ad affrontare una delle sue ex squadre, la Fiorentina: "Sicuramente è un bel traguardo, una bella soddisfazione. Ricordo di aver debuttato e realizzato il primo gol nella stessa gara: dopo un minuto e mezzo della prima giornata di campionato, Atalanta-Lecce (12 settembre 2004, ndr). Ho fatto subito gol, in diagonale di sinistro. Una gran bella giornata. Con gli esordi sono stato abbastanza fortunato, lo devo ammettere", racconta il 'Pazzo' ai microfoni di Inter Channel, nel corso di A tu per tu.
"Io di gol spero sempre di farne tanti e pesanti. Soprattutto adesso, per fare punti importanti per noi - prosegue l'attaccante -. C'è stata amarezza per la sconfitta contro la Juve: è vero che nel primo tempo non abbiamo giocato come avremmo dovuto, eravamo troppo passivi e abbiamo perso, ma poteva starci anche il pari. Adesso la gara di domani diventa ancora più importante, ci dà la possibilità di accorciare la classifica, ci teniamo, e credo che la squadra sia ancor di più sicura che ce la giocheremo fino alla fine, nonostante la sconfitta con la Juve. E questo mi fa piacere. Abbiamo subito detto che ci crediamo fino alla fine. Il campionato è lungo e il calendario è difficile per tutti. C'è grande voglia di ripartire e di non buttarci giù troppo: ogni tre giorni c'è una partita e sono tutte importanti".
Si passa poi a parlare dei ricordi di Pazzini in viola: "La Fiorentina è stata casa mia per tanto tempo, ci sono stato 4 anni e mi sono tolto delle belle soddisfazioni. Ma io oggi, ancor di più, devo pensare solo a vincere con l'Inter perché ne abbiamo troppo bisogno".
"Il mio gesto dopo i gol? Mi fa piacere che ora lo facciano anche i compagni, anche Eto'o l'ha fatto, mi fa davvero piacere che piaccia", racconta Pazzini, per poi sottolineare quanto sia 'una manna' avere i lanci di Wesley Sneijder: "Speriamo che ne faccia uno anche domani, ora ci mettiamo d'accordo...", sorride l'attaccante, che pronuncia queste parole con Wesley proprio al suo fianco durante l'intervista.
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