Arianna Mihajlovic: l'intervista completaArianna, Viktorija, Virginia, Miroslav, Dushan, Nicholas, con una ‘‘ difesa’’ così la partita più importante, quella della vita, Sinisa Mihajlovic sa che non la perderà mai. Da «l’unione fa la forza» a «l’unione è la sua forza» . Come fa Miha, nonostante tanti problemi vissuti quest’anno, a non perdere mai l’ottimismo? Basta varcare il cancello della sua casa a Poggio Imperiale per capirlo. E perdersi in un’atmosfera da famiglia Bradford (ricordate la serie tv?). E lì, in casa, la voce grossa ogni tanto continua a farla lui, ma il vero mister è un altro. E ha i capelli lunghi, gli occhi profondi una risata coinvolgente. Lo si capisce senza bisogno di parole, ma è Sinisa a metà di un’intervista che per una volta lo vede solo come spalla, ad ammetterlo con un tono dolce e uno sguardo tenero che nello spogliatoio della Fiorentina non hanno visto mai: «Arianna è fondamentale per me. Senza di lei non sarei l’uomo che sono, non avrei avuto la vita che ho, non avrei fatto la carriera che ho fatto. Arianna mi ha riempito il cuore e regalato la serenità: mi ha permesso di costruire la nostra famiglia, se ne è presa cura, permettendomi di dedicarmi al lavoro, sapendo sempre che c’era lei con i bambini, che crescevano bene, che il campo poteva darmi gioie o delusioni, ma alla fine della giornata avevo sempre la mia isola felice dove poter tornare. Ed è grazie a lei se ho smussato qualche lato del mio mio carattere. Non tutti però...» . Palla a lei: «Su alcuni aspetti, è un’impresa impossibile anche per me. Ci vorrebbe un miracolo e io sono nata a Roma, mica a Nazareth... Scherzi a parte, per una volta i voti in pagella lì do io. E Sinisa come padre e marito merita dieci» . Sorride allegra, Arianna, che alterna ricordi e confidenze, mentre ci apre il suo regno. Dopo aver già apprezzato stile e arredi di Villa Serbia a Porto Cervo, ci vuole un attimo per capire che la mano, anche qui a Poggio Imperiale è la stessa, la sua. se in Sardegna c’erano violette dappertutto, qui il colore di Firenze lo ritroviamo tenue sulle pareti e più acceso nel velluto che riveste il divano in un’ala del salone. Tavolo di cristallo, lampade e mobili in cui si alterna il gusto antico col moderno. Tende, quadri, tutto di gran classe e foto quasi ovunque. «Interni e esterni, l’arredamento è una passione...» ammette. «Sì — interviene Miha — e se torni tra una settimana ricambiato tutto. Arianna fa e disfa. Io sto zitto. Sulla casa decide lei...» . «Sì mi piace— continua lei — e il lavoro di Sinisa in questo mi aiuta. Genova, Roma, Milano, Bologna, ora Firenze. A parte Catania l’ho seguito sempre. Ogni volta un trasloco, divertente e necessario. La famiglia deve stare insieme. Non ho mai pensato di restare a Roma, con lui in giro per l’Italia» . Già, Roma, dove lei è nata. E dove tutto è nato: «Io sono del Trullo, la mejo zona de Roma...» , racconta affidando al dialetto e al sorriso il compito di spiegare che vuol dire. Ma per chi non conosce la capitale, serve un surplus di parole. «Il Trullo è una borgata, la Roma pasoliniana. Da bambina quasi me ne vergognavo, oggi invece sono orgogliosa di essere cresciuta in un quartiere popolare. Ho visto e imparato tanto» . Nella cosiddetta Roma bene, tra Parioli Fleming, dove i Mihajlovic hanno ancora casa e un giorno torneranno a vivere, c’è arrivata dopo, con Sinisa ai tempi della Lazio: «Ed è stato meglio così. Sono una pariolina acquisita, senza puzza sotto al naso e senza dimenticare il mio passato» . E il fatale l’incontro? «Febbraio 1995, lui giocava nella Sampdoria, venne a Roma a trovare alcuni amici. Ci ritrovammo in un tavolo comune in un ristorante del Gianicolo, L’ultima follia. Lo è stata in tutti sensi. Da quell’incontro, è cambiata radicalmente la mia vita» . E che fu amore a prima vista lo conferma Sinisa: «Io mi ricordo ancora com’era vestita: giacca di pelle marrone, e cappello di pelle in tinta» . «Ma così mi descrivi come un cowboy...» scherza lei. «Ma no, era la moda dell’epoca, voi della tv vi vestivate così...» sogghigna lui. Eh, la tv. Vecchia passione, volontariamente abbandonata, che qualche volta torna a fare capolino. «Lavoravo al Luna Park, ma ero solo agli inizi. E non avevo l’ambizione e pelo sullo stomaco per fare carriera. Ho scelto la famiglia non mi pento. In cinque anni ho avuto quattro figli. Mi sono occupata di loro. Magari adesso mi piacerebbe un programma, ma dietro le quinte, lavorare nei casting. chissà forse un giorno... All’epoca non era possibile» . E lo sguardo torna a Sinisa che ammette: «Che lasciasse il lavoro era la conditio sine qua non. Altrimenti non mi sarei sposato. Non volevo una donna di spettacolo. Sono un po’ retrò: se una donna può permetterselo, preferisco si dedichi ai figli» . «In Sinisa l’idea della famiglia è fortissima — conferma Arianna — Ma se lui all’antica io... di più. E comunque sono stata una privilegiata. Ho potuto dedicarmi alla famiglia, senza negarmi i miei hobby» . Magari ancora oggi il lavoro di modella... «Ma scherzi, ho quarant’anni, cinque figli, ndo’ vado... Quello è il passato, nelle foto. E va bene così» . Il presente è Firenze. «La città è unica. A Roma ho il cuore, sono stata benissimo anche a Milano organizzata e middle europea. Ma Firenze ha un grande fascino. Mi piace girare per il centro. Abbiamo un paio di ristoranti dove andiamo spesso, la sera invece preferiamo stare in casa, Sinisa non è mai stato un viveur... Ci siamo ambientati subito, io parlo e scherzo con tutti, sono espansiva. In questo sono diversa da lui» . Quindi lo guarda e bonariamente lo rimprovera: «Quante volte glielo dico: e ridi un po’ di più. Sciogliti. Invece è più forte di lui. E io ci soffro. Perché Sinisa ha un carattere forte, ma non è burbero o cattivo come qualcuno ama dipingerlo. Lo tradisce la schiettezza e il mettere barriere» . Lui si difende: «Sono fatto così, non riesco a fingere. Anche per il mio lavoro, non posso dare confidenza a tutti. Però saluto sempre, non sono maleducato. Semplicemente mi faccio i cazzi miei...» . «Ecco, la chiosa perfetta!» fa Arianna tracciando una linea nell’aria con le dita. Poi lui rivela. «Spesso quando torno a casa dopo le partite lei mi rimprovera per le interviste: ‘‘ ma perché hai detto così?’’ ‘‘ Chi te lo fa fare di entrare in polemica?’’ Ma, vedi, nel calcio puoi essere l’uomo peggiore del mondo, se fai risultato diventi ‘‘ uno forte’’. Mentre puoi essere anche un santo, se perdi sei ‘‘ una nullità’’. I risultati decidono tutto. E allora, io scelgo di essere me stesso. Con me, sai sempre chi hai davanti. E nel nostro mondo non è poco, credimi» . Riecco lo sguardo fiero, e pensare che tra i due il più romantico è lui. «Sì ti amo me lo dice spesso, in continuazione — ammette Arianna — A forza di sentirlo anche mio figlio Nicholas mi chiama amò...» . «Però — ruggisce subito Miha — non mi piacciono le smancerie in pubblico» . Di pallone invece Arianna non parla. «Non ci capisce niente» , la sfotte lui. «Lo seguo nella gare in casa per portare i bambini, mai in trasferta. Ci soffro se perde, perché so che comincia la fase del mutismo...» . Mutismo? «Sì, già parla poco, se poi perde, in casa scende il gelo. Diventa un pesce... Lui a rivedersi le partite, e io in tv a distrarmi con Maria De Filippi, o Quarto grado o Chi l’ha visto...» . Almeno di buono nelle ultime due settimane niente Sinisa versione acquario: «No, per fortuna, e incrociamo le dita. Io non entro nelle cose tecniche, ai fiorentini dico solo che Sinisa al lavoro si dedica al 110 per cento. Casa e stadio, stadio e casa. Farebbe di tutto per regalare delle soddisfazioni. Non l’ho mai visto mollare. Se ne avrà il tempo, vincerà anche qui. In caso contrario, ringrazierà ugualmente Firenze e comincerà una nuova avventura» . E la sua isola felice, lo seguirà.
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