Attento e sereno, Mutu sa di avere l'ultima chanceQuando con la sua jeep nera ha varcato il cancello verde del Franchi, quasi non sembrava lo stesso. Volto disteso ma comunque emozionato. Il suo esilio forzato è finito. Adrian Mutu, ieri pomeriggio, è stato tra i primi ad arrivare. In anticipo rispetto al resto del gruppo, per poter svolgere un lavoro specifico al ginocchio che in queste settimane ha comunque dato fastidio. Niente è sembrato come prima. A Mutu, che fino ad oggi era stato costretto ad allenarsi in solitudine, sotto l'occhio vigile di un preparatore atletico, ma neppure ai compagni, abituati a vedere un Adrian guascone, sempre pronto alla battuta e allo scherzo. Non ci sono stati festeggiamenti nello spogliatoio, né calici levati in aria. In fondo, da festeggiare non c’era niente. Umiltà e serenità hanno fatto da cornice al reintegro del numero 10 viola.
UN NUOVO INIZIO - Faccia serena e concentrata, sguardo tranquillo di chi sa di poter contare su una ritrovata serenità interiore: Adrian si è presentato così di fronte a compagni e allenatore, come chi sa di aver commesso una sciocchezza grossolana e di avere appena terminato il castigo. Sobrio, attento, dimesso. Ha scherzato con i compagni, ma con moderazione, senza eccedere, come chi sa che d’ora in poi ogni millimetro perso non potrà più essere recuperato. Mutu si è preparato in un attimo.
OSSERVATO SPECIALE - Qualche minuto prima delle 15, a bordo del pullmino che accompagna i giocatori dallo stadio ai campini, nell’area destinata agli allenamenti, è sfilato tra telecamere e obiettivi nel corridoio d'ingresso all’impianto. Non ha sorriso, non ha accennato neppure ad una smorfia. E’ rimasto impassibile, come impermeabile a tutta l’attenzione mediatica incentrata su di sé. Seduto dietro a Gilardino, l’amico di sempre oltre che la spalla ideale con cui andare a rete, a pochi centimetri da Santana e Gamberini, Mutu non si è distratto neppure per un attimo. Maglia e calzoncini viola, ha lavorato senza alzare la testa per un’ora e venti. E’ stato tra gli ultimi a lasciare il terreno di gioco, pronto a recuperare fin da subito la condizione migliore.
DA PARMA PER RICOMINCIARE - Mihajlovic, che lo ha osservato in ogni movimento - insieme al responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino -, deciderà oggi. Lo porterà con sé a Parma, nello stadio che per Adrian Mutu ha rappresentato l’inizio di tutto, della scalata alla vetta, dell'approdo al Chelsea, dei riflettori puntati. Dopo quella stagione, era il 2003/ 04, quando soltanto in campionato realizzò 18 gol - record che attende ancora di essere battuto -, niente è stato più come prima. Dalla squalifica per la positività al test alla cocaina, alla maxi multa inflitta dalla Resolution Chamber della Fifa per la rescissione del contratto con il Chelsea di Abramovich, fino allo stop imposto dal tribunale antidoping per la sibutramina e alla triste vicenda che lo vede imputato per lesioni personali contro un cameriere kosovaro.
ULTIMA CHANCE - Mutu adesso non può più sbagliare. La Fiorentina ha fatto il primo passo, accettando di reintegrarlo prima ancora del giudizio del collegio arbitrale (previsto il 14 febbraio), ora tocca a lui. Dal campo. Mutu vuole ripartire dal suo stadio, il Tardini. Se necessario, entrerà a gara in corso, perché adesso toccherà a lui risollevare la squadra. Lo deve ai compagni, quegli stessi abbandonati nel momento più delicato, alla vigilia della gara contro il Bologna, subito dopo la sosta invernale. A Parma tornerà a respirare l'odore dell’erba verde del campo, a Palermo, tra sette giorni, dovrà fare la differenza. Fin dal primo minuto.
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