È un calcio senza respiro, sensibile soltanto alle esigenze della tv, con l’obiettivo di svuotare gli stadi per riempire i salotti. Storia vecchia, ma nel 2011 la situazione è persino peggiorata. Alcuni esempi aiutano a capirlo. Fra il 6 gennaio e il 6 febbraio, l’Inter giocherà 10 partite (otto di campionato, due di Coppa Italia) in 32 giorni, con sette notturne (cinque a San Siro) e due trasferte pesanti (Napoli, con supplementari e Bari). Fra il 23 gennaio e oggi, martedì 1 ° febbraio, il Milan si trova a giocare quattro partite in dieci giorni (tre notturne, con una trasferta a Catania). L’Udinese ha affrontato la Juve a Torino domenica scorsa; domani se la vedrà con il Bologna, ancora di notte e sabato alle 18 contro la Sampdoria. Non passeranno nemmeno 72 ore fra il Bologna e la Samp e questo ha fatto dire a Francesco Guidolin, tecnico dell’Udinese: «In questo modo non si salvaguarda nemmeno il valore del campionato. Bisognerebbe fare più attenzione al calendario; non ha senso giocare due partite in meno di tre giorni. Se l’Udinese fosse passata in Coppa Italia ai rigori con la Sampdoria, avremmo fatto la fine del Milan. quattro gare in 10 giorni» . Il paragone proposto da Guidolin non è con l’Inghilterra, ma con la Germania, dove il calcio sta vivendo un momento di straordinario benessere e non soltanto per i risultati della nazionale (stadi moderni, ma anche pieni, partite con gol e spettacolo). «Per prima cosa la Bundesliga non è a 20 squadre, ma a 18, il che significa quattro partite in meno a campionato; c’è spazio per i giovani; c’è attenzione a tutto quanto aiuta la popolarità del calcio, a cominciare dallo stato dei campi, che sono tutti riscaldati in inverno. Tornando all’Italia, mi chiedo in quali condizioni si presenteranno le tre squadre italiane che si sono qualificate per gli ottavi di Champions, dopo un avvio di 2011 così faticoso» . Che qualcosa non funzioni lo hanno riconosciuto anche il presidente dell’Inter e il vicepresidente del Milan. Massimo Moratti ha insistito più volte in questi giorni sul fatto che «è un campionato con troppe squadre; continuare a giocare diventa rischioso per la salute dei calciatori. Mi pare che le esigenze di mercato siano nate quasi tutte dagli infortuni. Vale per l’Inter, la Juve, il Milan. Diventa importante pensare a un campionato più ridotto, che consenta a tutti di non dover essere sempre alla ricerca di nuovi giocatori. Ci diranno che in Inghilterra giocano di più e infatti anche lì hanno le squadre con problemi economici spaventosi» . E Adriano Galliani aveva sottolineato: «Quando ci si allena e si gioca con questa intensità, i tanti infortuni ci possono anche stare» . Queste tre posizioni hanno fatto dire al dottor Piero Volpi, consulente medico dell’Assocalciatori: «Che si giochi troppo e ci si alleni poco lo diciamo da molto tempo, ma trovo significativo che, finalmente, ne parlino anche personaggi così autorevoli. Si comincia in estate, con una preparazione brevissima, a favore di tornei e amichevoli da trasmettere in tv. E si continua così per tutto l’anno, anche in inverno, con terreni spaventosi. Finché il campionato resta a 20 squadre, mentre dovrebbe essere a 16 o al massimo a 18, bisognerebbe evitare anticipi e posticipi nei turni infrasettimanali. Il gioco è diventato più fisico e la percentuale degli infortuni, secondo l’Uefa, è del 52%in partita e del 48%in allenamento. Credo sia arrivato il momento di sedersi intorno a un tavolo a trovare un nuovo modo di programmare il calendario. In Samp-Milan di Coppa Italia, gli assenti per infortunio erano 19, un terzo della rosa delle due squadre. Ha un senso continuare così, invece di salvaguardare la qualità dello spettacolo e del campionato?»
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