Behrami e Marchionni da corsa, il potere è sulla fasciaTre punti e via. Mica male. Anche se il gioco è quello che è, anche se finisci con un modulo con 6 difensori che nemmeno il Trap preso dal panico in un giorno di pessimismo cosmico leopardiano con sfumature tattico-esistenziali alla Nereo Rocco. Non importa. Sai che vuol dire distendere i nervi dopo giornate di tensione e di ultimatum da tutto in una notte? Meglio di una valeriana, della passiflora, perfino della melatonina. Una vittoria ti toglie di dosso un bel po´ di stress e ti spinge automaticamente a ribaltare (più o meno, dai) la visione della vita che ti eri fatto dopo il tristissimo sabato romano.
Il ribaltamento non consiste nel cancellare i problemi e le preoccupazioni dal cuore, ma dall´idea che per prima cosa la testa va automaticamente a frugare tra le buone notizie (o tra i segnali delle medesime) di una notte di vento freddo e poco altro. Una buona notizia, per esempio, è Behrami, uno che corre come un cavallo. Uno che sa farlo perfino in verticale e senza paure. Appena arrivato, subito in campo. Pensando all´idea della squadra preesistente non è un buon segno. Per la rapidità e la fisicità del centrocampo, invece, sì. Il Billy Idol del centrodestra offre spunti in verticale davvero interessanti. Si vede che ha voglia di giocare e anche che arriva dall´Inghilterra, dove il soccer ha un altro passo. Tanto più, fortuna sua, che ha lasciato una squadra in fondo alla classifica per trovarne una un po´ più su, anche se atterrare con l´aereo, esordire tra i fischi dei tuoi ex tifosi laziali e poi diventare titolare in una partita che è un bivio dopo una contestazione notturna al rientro da una trasferta è un trattamento intensivo riservato a pochi. Bravo Behrami, quindi. E bravissimo Marchionni. Una storia diversa. Molto diversa, per un giocatore di grande corsa e qualità, uno che quando è in forma può cambiarti la vita.
In forma e motivato al punto giusto. Ecco. Diciamo che il suo avvio di stagione non è stato semplice. Va via l´allenatore, quello che lo aveva voluto. E poi la logica del nuovo potere impone l´arrivo di Alessio Cerci. Stesso ruolo, caratteristiche completamente diverse. Per Marchionni, che lo ammetta o no, non è un bel segnale. Sul nuovo compagno la società ha investito molto. La logica dei rapporti di forza dei procuratori non lo aiuta e forse neanche lui aiuta molto se stesso. Così l´ex aletta dai piedi buoni e dal profondo spirito di sacrificio resta un po´ al palo. Arrivando addirittura a lasciarsi andare a una mezza crisi sul campo di Bologna, quando Mihajlovic chiama la sua sostituzione. Cose che capitano. Bisogna tener duro. Perché poi la tua occasione arriva sempre (o quasi). Lo dice lo stesso allenatore: «Mi serve gente di esperienza per una sfida così».
E allora nel 4-5-1 (cioè la traduzione pratica del 4-3-3) ecco che Marchionni ritrova il suo posto e finalmente anche una grande partita, anche se quando vede Alessio Cerci pronto a entrare lui si prende spavento e guarda la panchina con l´aria di uno pronto a esplodere. Invece è Behrami a uscire. Anche perché, diciamocelo, sarebbe stato un vero affronto.
Tra le buone notizie, oltre al solito Santana, ci sono anche due paratone di Boruc, un Montolivo che nel secondo tempo sembra riprendere consistenza e un ex presidente che alla radio dice che il mercato è ok così (almeno ora lo sappiamo), che Mihajlovic non è mai stato in discussione (buona notizia, soprattutto per Mihajlovic) e che Mutu rientra nei ranghi. Il tutto dichiarato dopo la vittoria. E forse non a caso. Ma quello che conta è la chiarezza. Cosa che però nel gioco ancora non c´è. E qui che nessuno si offenda: pur tenendo conto del fattore tensione e di una vittoria comunque conquistata con tanta volontà, resta il fatto che l´improvvisazione regna ancora sovrana e che qualcosa di meglio (e anche di più) sicuramente si può fare. Una strana notizia (ma forse non troppo) l´ennesima panchina per D´Agostino (grande e unico investimento estivo) e il Donadel messo davanti alla difesa. Una scelta fatta, evidentemente, per aumentare il tasso di interdizione in mezzo al campo.
Il risultato non è stato un granché, almeno per quel che riguarda la partita dello stesso Donadel. Beh, dettagli, forse. Ma di sicuro far finta che vada tutto bene sarebbe da pazzi, anche se è giusto tenere il morale alto e pensare a giocarsi il futuro in due mosse: salvarsi prima possibile e poi pensare a ricostruire la Fiorentina per ridare entusiasmo a tutti. Perché la notizia peggiore è sempre la stessa: stadio semideserto. Dobbiamo proprio farci l´abitudine? Magari anche no, voi che dite?
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