Una rivoluzione, ma in Europa nessuno è pronto quanto noi. Il fair play finanziario, il piano di moralizzazione dei costi previsto da Michel Platini in base al quale ogni società calcistica sotto il patrocinio dell'Uefa dovrà spendere più di quanto ricava minaccia gli equilibri costituiti nel calcio continentale. In futuro le squadre che non avranno i conti a posto non potranno partecipare alla Champions e all'Europa League. Il provvedimento sarà operativo a partire dalla stagione 2013/2014 ma il monitoraggio dei bilanci partirà già con la prossima (2011/2012). Club storici come Manchester United e Chelsea, tra i più vincenti negli ultimi vent'anni ma anche tra i più indebitati in assoluto, rischiano di dover ridimensionare drasticamente le proprie prospettive. Nessuna delle società italiane di altissima fascia, invece, rischia di pagare un prezzo alto alla regulation stringente voluta dal presidente della Uefa.
Se n'è parlato in un convegno incentrato sull'economia delle società di calcio, tenutosi a Roma presso la sede dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Durante il convegno sono emerse alcune utili indicazioni sullo stato di salute finanziaria del mondo calcistico e sulle strategie da seguire per redigere bilanci a prova di Uefa. In primis: investimenti massicci nel vivaio (come insegna il Barcellona) e costruzione di stadi di proprietà multifunzionali (seguendo l'esempio della Juventus) per creare una nuova fonte di entrate.
Secondo Bruno Marsigalia, docente di Economia Aziendale all'Università di Cassino, tuttavia i nuovi parametri richiesti dall'Uefa non sono particolarmente stringenti: "Si tratta però di un significativo passo avanti nel tentativo di portare il settore del calcio a livello europeo ad una maggiore consapevolezza, imponendo una gestione finanziariamente più equilibrata ed efficiente nel rispetto del principio di economicità aziendale". L'Uefa prevede "soglie di tolleranza", per consentire un adeguamento più fluido da parte dei principali club europei.
La buona notizia è che in Italia siamo messi, dal punto di vista finanziario, meglio che altrove. "Su cinquantatré federazioni che fanno parte dell'Uefa noi siamo quelli con le regole più stringenti", dice Vittorio Maugeri, coordinatore dell'attività preparatoria ed attuativa della Covisoc (Commissione di Vigilanza sulle Società di calcio professionistiche). È necessario, per le società di calcio italiane però, dotarsi di stadi di proprietà: "Occorre l'acquisizione di uno stadio finalizzato alle effettive esigenze standard di ciascuna società, soprattutto alla luce della fuga dei tifosi dagli spalti e della relativa crescita degli abbonamenti alla pay-tv" dice il direttore amministrativo del Bari Francesco Vinella. Ma a questo punto la palla passa alla politica: la legge sugli stadi è ferma da quasi un anno in parlamento. Il rinnovamento del calcio italiano passa necessariamente da lì.
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