E la Fiorentina dov'era?E’ il Lecce che può recriminare, perché non ha chiuso il match, perché poteva dare il colpo del ko e invece ha graziato i viola, perché ha smesso di premere quando i viola hanno smesso di replicare, perché quasi tutto quello che si chiama calcio l’hanno offerto gli uomini di De Canio e non quelli di Mihajlovic. La Fiorentina deve solo detergersi il sudore per la grande paura piuttosto che per la grande fatica. E’ incredibile come i viola sappiano cambiare faccia da un match all’altro. Quanto erano stati sorprendenti e ordinati a Napoli, altrettanto sono stati confusi, mollicci, disorganizzati contro il Lecce. Un uomo, Di Michele, ben interpreta tutto il Lecce, perché come la sua squadra è stato a lungo capace di dominare (due palle gol fallite, una, quella offerta da Olivera, sfruttata perfettamente) ma anche di gettare al vento ( un rigore procurato e poi... sbattuto sulla traversa) l’occasione che poteva essere definitiva. Un altro uomo, Gilardino, altrettanto bene racconta la storia di questa ingrigita Fiorentina. Lui, il bomber che lotta e schiuma rabbia, prima è rimasto ad attendere una palla, almeno una, poi quando gli è arrivata l’unica vera occasione l’ha sbattuta dentro. E’ l’orgoglio di un campione che non si arrende all’evidenza di un giocattolo oramai rotto, di una squadra che stenta a trovarsi, che si spegne salvo riaccendersi quando intorno si fa notte profonda. Due gol e un rimpianto, quello pugliese.
LA DIFFERENZA - Soluzioni tattiche secondo le attese: la Fiorentina conferma il 4-3-3 con la solita linea difensiva che però questa volta funziona tanto male che oltre non sarebbe possibile.
I due esterni, Pasqual e De Silvestri, che a Napoli erano stati la carta vincente qui hanno la stessa consistenza della carta velina. Di Michele cerca il secondo e lo salta fisso, Olivera fa la stessa cosa con Pasqual. Nel mezzo male Gamberini e malissimo Krøldrup. Lenti, distratti, confusi, praticamente persi. Meno male che se la cava Boruc che esce e conferma la buona presa. A centrocampo D’Agostino perde spesso palla e avversario, finisce nel mezzo e Vives lo pressa di continuo. Montolivo gioca ma non sta bene e si vede, per assurdo le cose migliori le fa nel finale, poco prima di chiedere il cambio. Regge solo Donadel che comunque finisce le batterie su Munari. In attacco la Fiorentina è tutta Gilardino, un po’ di Santana e il niente assoluto di Ljajic.
LA ZANZARA - Lui sì inconsistente fino all’irritazione. Ma perché tutti questi colpi di tacco, finte, mossine che non provocano applausi ma solo un certo senso di fastidio? Lui deve ancora crescere, non può fare l’eterno ragazzino, ha diciannove anni ma ha la convinzione di poter diventare un campione, ne ha anche le potenzialità ma non è guardandosi allo specchio che raggiungerà l’obiettivo. Così Tomovic sistema la zanzara serba con qualche colpo più cattivo, mentre Brivio deve almeno far fatica con l’argentino. Il resto viola è appunto Gilardino e il suo viaggiare sempre e comunque senza bandiera bianca. Non è facile fare il centravanti di una squadra che ti chiede di farla salire tenendo palla, difendendo i lancioni che vengono da lontano e poi farti trovare fresco e pimpante alla conclusione. Oramai con lui basta raddoppiare centralmente come ha fatto il Lecce e pure un bomber vero come lui finisce in difficoltà.
GLI EPISODI - Cronaca della gara: minuto 16, errore di Gamberini e Di Michele liberissimo grazia Boruc; minuto 26, ancora Di Michele, questa volta di testa, centrale. Minuto 29, passa il Lecce: Olivera vola via dalla parte di De Silvestri, palla a Di Michele che si beve Gamberini e Krøldrup e segna. Minuto 40, errore di Krøldrup che di fatto libera Di Michele così che Pasqual è costretto a toccarlo e metterlo giù. Rigore, batte ancora Di Michele che mette la palla sulla traversa. Il pari nella ripresa. Minuto 11: azione insistita, Montolivo per Gamberini che di testa allunga e Gilardino a sua volta colpisce di testa e supera Rosati. Tre minuti dopo ancora Gilardino e questa volta Rosati risponde con un grande intervento. Poi la gara lentamente plana, i viola continuano a sbagliare con percentuali industriali e il Lecce non ha abbastanza cattiveria e determinazione per vincere una gara che pare davvero alla sua portata. C’è un brivido quando al minuto 18 Jeda finisce a terra per un intervento di Boruc. Il giocatore del Lecce viene ammonito per simulazione. Forse è troppo per un eventuale intervento di gioco.
I FISCHI - In definitiva le due squadre si accontentano. Fa male più al Lecce che alla Fiorentina considerato che è quest’ultima ad apparire sulle gambe. Ultima annotazione: i fischi infastiditi dei fiorentini, slogan e fiele per squadra, proprietà e gruppo tecnico. E pensare che doveva essere la giornata dell’ottava vittoria consecutiva e dei festeggiamenti per le quattrocento gare dei Della Valle in viola e le quattrocento di Corvino in serie A.
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