Author Topic: Storie Viola  (Read 148 times)

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Re: Storie Viola
« Reply #8 on: 01/30/18, 18:37 »
La Juve vince 0-5, la Fiesole si svuota. Ma stavolta la Fiorentina ripartirà?

Fiorentina-Verona 1-4, lo spettro della disfatta con la Juve di sei anni fa. Similitudini e contraddizioni di due “punti di non ritorno”



Quasi sei anni sono passati da uno dei punti più bassi sul campo – forse il più basso – della recente storia viola e sicuramente della gestione Della Valle. L’1-4 subito nemmeno quarantotto ore fa dal Verona rievoca i sinistri ricordi di quel 17 marzo del 2012, quando la serata di un Franchi carico di attese e di speranze si trasformò presto in un incubo e in un punto di non ritorno. Boruc, Cassani, Natali, Nastasic, Pasqual, Olivera (poi De Silvestri), Montolivo, Lazzari, Cerci, Amauri, Vargas: questi gli undici della vergogna contro la prima Juventus di Conte che banchettò a Campo di Marte grazie alle reti nell’ordine di Vucinic, Vidal, Marchisio, Pirlo e Padoin. Senza considerare che sull’1-0 per i bianconeri il buon Cerci si fece cacciare per un calcione a palla lontana a De Ceglie lasciando la Fiorentina in dieci per oltre settanta minuti. 0-5, punto e a capo.

Quella serata ebbe degli strascichi molto pesanti, a partire dalla cacciata di Pantaleo Corvino, individuato dalla proprietà come il responsabile delle scelte sbagliate in una stagione ai limiti del disastroso, ma rispetto ad oggi la situazione era ben diversa. In tribuna infatti, a prendersi gli insulti e a tentare di placare gli animi roventi c’era Andrea Della Valle, che insieme agli altri vertici societari (Cognigni, Mencucci e Guerini), tenne a rapporto la squadra per oltre due ore nello spogliatoio, presentandosi in sala stampa all’una di notte e confrontandosi con la stampa: “Chiedo scusa a nome di tutti alla città e ai nostri tifosi. La situazione è seria e stiamo già cercando di ricostruire, ma dobbiamo salvare la stagione. Sono preoccupato e incazzato, perché alla prima difficoltà il gruppo non è riuscito a compattarsi”. Un presidente che ci mette la faccia, una chimera pensando ad una situazione oggi lontana anni luce.

La Fiorentina rende noto, d’accordo con il direttore Pantaleo Corvino, che il suo contratto di Responsabile dell’area tecnica non verrà rinnovato alla scadenza. Questo permetterà alla Società di cominciare da subito a ragionare sul proprio futuro e sulla strategia da attuare con chiarezza e trasparenza. A Pantaleo Corvino, che ha operato per molti anni in Società con totale autonomia e fiducia, vanno i nostri ringraziamenti.



Anche quel giorno la Fiesole si svuotò, ma da quella serata nerissima si gettarono le basi per ripartire. La stagione proseguì faticosamente, le vittorie esterne con Milan e Roma consentirono ai viola di portare a casa una salvezza affannosa, ma il punto più basso fu toccato il 2 maggio, quando Delio Rossi e Ljajic diedero vita a bordo campo ad una delle scazzottate più incredibili del calcio italiano. L’allenatore fu licenziato dopo il fischio finale di quel Fiorentina-Novara e la squadra affidata per le ultime due giornate a Vincenzo Guerini, che portò la barca in porto, sana e salva. Potrà la Fiorentina ripartire come avvenne dopo quella disfatta? Dopo quella stagione arrivarono Pradè e Montella, Borja Valero e Gonzalo, poi Rossi e Gomez, un rilancio che sembrava impossibile. Ma anche stavolta sarà così?

Pier F. Montalbano
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Re: Storie Viola
« Reply #9 on: 02/07/18, 16:58 »
2008, rigori maledetti: il sogno Coppa Uefa svanisce sul più bello

I rigori condannano i viola contro i Rangers, dopo una cavalcata esaltante fino alle semifinali

Non sono molti i trofei in campo europeo alzati nel corso degli anni dalla Fiorentina. Una Coppa Grasshoppers, una Coppa delle Coppe, una Mitropa e una Coppa di Lega italo-inglese. Ricordi sbiaditi di cui i più giovani non hanno potuto gioire. Negli ultimi trent’anni la Fiorentina in Europa si è sicuramente distinta ma allo stesso tempo ha incamerato soprattutto scottanti delusioni che passano dalla finale di Coppa Uefa del ’90 (quella contro la Juve), passando per le semifinali contro il Barcellona (Coppa delle Coppe ’97) e Siviglia (Europa League 2015). Ma se c’è un’altra cavalcata europea svanita sul più bello, ad un passo dal sogno, che grida ancora vendetta è la Coppa Uefa del 2008.

Dopo Calciopoli ai viola fu impedito di giocare il preliminare di Champions conquistato sul campo e nella stagione successiva (quella del -19) il terzo posto divenne così sesto (con la penalizzazione “ridotta” a -15). Per la prima volta nell’era Della Valle la Fiorentina si trovava così a disputare una coppa europea e la squadra allenata da Cesare Prandelli regalò emozioni e sfiorò una finale che sembrava già cosa fatta. Il primo ostacolo fu il Groningen, eliminato soltanto ai calci di rigore grazie ad un super-Frey dopo il doppio 1-1 prima in terra olandese e poi al Franchi. Si aprirono così le porte della fase a gironi che i viola superarono brillantemente al secondo posto dietro al Villareal: pareggio 1-1 al Madrigal firmato Vieri e Capdevila nel match più impegnativo del raggruppamento, poi la goleada 6-1 all’Elfsborg (quella dell’unico gol viola di Di Carmine), il pareggio in casa dell’Aek Atene e la vittoria contro i cechi del Mlada Boreslav. Tutto secondo i piani di Prandelli, che può contare su un ispiratissimo Mutu e un redivivo Christian Vieri.

Nel frattempo in campionato la Fiorentina resta attaccata al quarto posto che significa Champions, ma l’Europe viene presa con il massimo impegno. Nella freddissima Trondheim i viola battono 1-0 il Rosenborg grazie ancora a Mutu, il ritorno al Franchi è una passeggiata di salute e agli ottavi c’è l’Everton di David Moyes: dopo il 2-0 dell’andata con reti di Kuzmanovic e Montolivo, Goodison Park è una bolgia e la Fiorentina centra la sfangata soltanto ai rigori dopo 120 minuti di immani sofferenze (ringraziamento speciale a San Frey). L’urna di Nyon non è nuovamente benevola, e ai quarti la Fiorentina pesca il Psv: l’1-1 al Franchi mette la qualificazione in salita, ma il 10 aprile il Phillips Stadion si inchina ad Adrian Mutu. 0-2 e viola in semifinale.

Suonano le cornamuse scozzesi, dopo 47 anni la Fiorentina torna ad Ibrox dopo la fantastica vittoria della Coppa delle Coppe del ’61, ma i catenacciarissimi Rangers non fanno passare uno spillo. 0-0 a Glasgow e 0-0 anche a Firenze dopo 120 minuti di assalto all’arma bianca. I tifosi sono però gasatissimi perché prima del match il tabellone recitava: Zenit-Bayern Monaco 4-0. I russi avevano eliminato nell’altra semifinale la grande favorita, il Bayern Monaco dell’ex Luca Toni e Frank Ribery e già qualcuno sognava di fare l’impresa nella finale di Old Trafford. Stavolta i rigori saranno fatali, Vieri e Liverani sbagliano e Nacho Novo mette fine alle speranze viola. L’appuntamento con la storia è di nuovo rinviato.

Pier F. Montalbano
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Re: Storie Viola
« Reply #10 on: 02/13/18, 16:15 »
2010, la Champions e Ovrebo. La Fiorentina grida allo scandalo

Il 17 febbraio del 2010 la Fiorentina di Prandelli in Champions League si scontrò contro il Bayern e contro Ovrebo, il gol di Klose due metri in fuorigioco grida ancora vendetta

A partire da questa sera le coppe europee entrano nel vivo con le prime sfide degli ottavi di Champions League, che proseguiranno domani e nella prossima settimana, mentre giovedì anche l’Europa League, competizione cara alla Fiorentina negli ultimi quattro anni, riaccenderà i motori. I viola però hanno assaporato anche la coppa dalle grandi orecchie nelle stagioni sotto la guida di Cesare Prandelli e nel 2010 si spinsero fino alla fase ad eliminazione diretta dopo un girone da capogiro sbaragliando la concorrenza di squadre di caratura internazionale come Lione e Liverpool, con la ciliegina della vittoria ad Anfield che regalò il primo posto nel raggruppamento ai viola.

L’urna non fu benevola per la Fiorentina che tra Cska Mosca, Porto, Stoccarda, Olympiacos e Bayern Monaco pescò proprio i bavaresi, secondi nel loro girone ma decisamente il club meno abbordabile del lotto di concorrenti. Ma se in campionato la Fiorentina stenta e stagna a metà classifica senza mai dare l’impressione di poter cambiare marcia, l’Europa è fonte di ispirazione. Il 17 febbraio è il grande giorno, l’Allianz Arena apparecchiato a festa come di consueto e i viola pur soffrendo sono concentrati e provano a giocare alla pari. Un primo tempo velocissimo, con squadre allungate e occasioni da una parte e dall’altra, in cui la differenza la fa un campione come Arjen Robben che nei minuti finali della prima frazione se ne va in dribbling e serve Ribery, il quale viene ostacolato da Kroldrup sull’uscita di Frey: rigore che l’olandese realizza spiazzando il portiere viola e 1-0 all’intervallo. La Fiorentina però raddrizza il match ad inizio ripresa con il corner di Marchionni che Jovetic devia in maniera fortuita sul destro di Kroldrup. La palla palla tra Butt e il palo ed è 1-1.

Da quel momento in poi a salire in cattedra non sono i giocatori del Bayern, ma i due norvegesi Tom-Henning Ovrebo e Dag-Roger Nebben, rispettivamente arbitro e guardialinee che prima decidono di espellere in maniera severa Gobbi, poi non cacciano Klose per un’entrata a martello su Felipe (solo giallo). Ma la chicca finale è il gol convalidato al 90′ a Miroslav Klose, in fuorigioco di un paio di metri sul colpo di testa di Olic, che permise al Bayern di vincere la partita e ai nostri eroi di finire sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo. Un vero e proprio scandalo. Non era il primo capolavoro di Ovrebo e Nebben in Champions, visto che un anno prima in un Chelsea-Barcellona il duo norvegese aveva negato due rigori solari ai blues ed espulso ingiustamente Abidal facendo sfociare la partita in rissa, ma fu sicuramente l’ultimo visto che dopo quell’episodio la loro carriera ad alti livelli si interruppe.

Al ritorno non bastò il cuore e uno strepitoso Stevan Jovetic, ancora con i capelli lunghi e il piede caldissimo. Un sinistro fenomenale di Robben all’incrocio dei pali spense le speranze viola che rese il 3-2 vano. Da quel giorno la musichetta della Champions non è più riecheggiata al Franchi, e adesso sembra ancor più lontana.


 
Pier F. Montalbano
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Re: Storie Viola
« Reply #11 on: 02/21/18, 19:00 »
Il ’93 e la retrocessione del Palazzo. Da seconda la Fiorentina va in B

Batistuta e co. retrocedono al termine di un’annata iniziata bene e finita in modo drammatico per la Fiorentina. Riviviamo quella stagione

Il 3 gennaio del 1993, all’immediata vigilia della partita contro l’Atalanta, la Fiorentina di Gigi Radice è seconda in classifica. Quel giorno la storia di quel campionato virò verso il baratro e nel giro di qualche mese accadde l’imponderabile, culminato con la retrocessione a fine stagione. Ma facciamo un passo indietro. Nell’estate precedente arrivano a Firenze giocatori di prim’ordine come Stefan Effenberg e Brian Laudrup, pagati rispettivamente 5,5 e 8 miliardi al Bayern Monaco ma anche Ciccio Baiano, Carnasciali, Luppi e Di Mauro. Quella squadra aveva tutte le carte in regola per divertire e divertirsi, e così va fino alla lunga sosta invernale. In mezzo ci sono scivoloni con Milan e Napoli (3-7 al Franchi e 4-1 al San Paolo), ma soprattutto pareggi e vittorie prestigiose come quelle casalinghe contro Roma e Juve (2-1 ai giallorossi e 2-0 ai bianconeri).

Dopo i patemi dell’anno prima – via Lazaroni e dentro Radice che si guadagna salvezza e conferma – i tifosi viola vivono una prima parte di stagione brillante, con una squadra sfacciatamente offensiva che si inceppa sul più bello. Nella lunga sosta invernale infatti la squadra si allena poco e male e così una Fiorentina imballata e non certo favorita dal campo semi-ghiacciato non riesce a reagire al gol di Perrone. 0-1 Atalanta, sconfitta e rottura definitiva tra Vittorio Cecchi Gori e Radice, che viene esonerato in diretta tv dopo una lite al Processo di Biscardi. Le malelingue azzardarono che il gelo tra i due fosse a monte, che le antipatie di Vittorio derivavano da una presunta relazione tra sua moglie Rita Rusic e il figlio di Radice, Ruggero, ma anche che il padre, il vecchio Mario, avesse un rapporto privilegiato con l’allenatore e che la separazione fu soprattutto una ripicca extracalcistica.

In panchina fu chiamato Aldo Agroppi, fermo da due anni e reduce dalla disastrosa esperienza di Ascoli ma anche inviso al Palazzo per le sue dichiarazioni veraci e fin troppo sopra le righe. Come se non bastasse, durante Italia-Messico del 20 gennaio, i fischi alla nazionale e al presidente Matarrese si ritorsero contro la Fiorentina. Con il tecnico di Piombino la squadra inanella una striscia di otto partite senza vittorie ed soprattutto è vittima di una congiura arbitrale e di alcuni risultati pilotati per mandare nel baratro i viola. Un disastro annunciato, che però ha dell’incredibile: Mareggini, Carnasciali, Pioli, Luppi, Carobbi, Di Mauro, Effenberg, Orlando, Laudrup, Baiano, Batistuta l’undici tipo dei viola – una squadra da zona Europa – che tornarono in B dopo cinquantotto anni. Dopo la cacciata di Agroppi la panchina venne affidata a due glorie come Antognoni e Chiarugi ma la vergogna si compì all’ultima giornata, quando la netta vittoria per 6-2 sul Foggia non bastò ad evitare la retrocessione.

Le dirette concorrenti per la salvezza erano Brescia e Udinese. La prima vinse 3-1 con la Sampdoria, la seconda pareggiò 1-1 in casa della Roma con il gol sbagliato a porta vuota dal giallorosso Carnevale che fece gridare allo scandalo. Con tutte e tre le squadre appaiate a quota 30, la Fiorentina ebbe la peggio per la classifica avulsa e Firenze fu così vittima di una congiura che ancora adesso grida vendetta.

Pier F. Montalbano
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Re: Storie Viola
« Reply #12 on: 02/27/18, 17:18 »
98/99, la stagione del grande sogno infranto

La bomba carta di Salerno, l’infortunio di Batistuta e la saudade di Edmundo. Una stagione da sogno per la Fiorentina che diventerà un tabù

Per i tifosi viola la stagione 98/99 è stata un’altalena di emozioni, la prima dopo sedici anni in cui a Firenze circolò nuovamente la parola Scudetto, ma si trasformò nella stagione dei rimpianti culminata nel terzo posto finale alle spalle di Milan e Lazio e in una finale di Coppa Italia persa. Ma andiamo con ordine: in estate la Fiorentina cambia guida tecnica, via Malesani che va a Parma – una squadra che riecheggerà sinistra in quell’annata – e dentro Trapattoni, uno che ha scritto pagine gloriose della storia juventina accolto tra i mugugni. Arrivano giocatori di caratura internazionale, quali Amor dal Barcellona, Heinrich dal Borussia Dortmund, Repka dallo Sparta Praga e Torricelli dalla Juve, più qualche gregario di contorno come Esposito dall’Empoli. La squadra parte forte, vince quasi sempre – inciampando all’Olimpico contro la Roma sotto i colpi della meteora Gustavo Bartelt – e viaggia spedita sia in campionato che nelle coppe.

La prima sliding door della stagione arriva il 25 ottobre quando al Franchi la Salernitana viene demolita dalle doppiette di Edmundo e Batistuta, ma ci saranno tafferugli tra le tifoserie (ahi). Il 3 novembre infatti la Fiorentina va a Salerno per il ritorno dei sedicesimi di Coppa Uefa contro il Grasshoppers, complice la squalifica del campo dopo la sassaiola di monetine di un anno prima contro il Barcellona, e qualcuno nella città campana ha voglia di vendicarsi. 1-2 in Svizzera, 2-0 alla fine del primo tempo e qualificazione messa in saccoccia, ma dalla curva deserta dell’Arechi alcuni tifosi locali lanciano una bomba carta che ferisce il guardalinee e stordisce Lulù Olivera che aveva appena messo a segno una doppietta. Partita sospesa, qualificazione per gli svizzeri a tavolino, considerata oggettiva la responsabilità dei viola per l’accaduto. A niente valgono ricorsi e appelli, addio Coppa Uefa.

In campionato però la squadra riparte, e si candida Campione d’Inverno dopo il 4-2 al Cagliari del 17 gennaio 1999. Batistuta è una macchina perfetta da gol, Rui Costa inventa, Edmundo incanta, Oliveira si sacrifica e ognuno dà il suo contributo. La rosa però è corta, troppo corta, e a gennaio arriva il solo Ficini dall’Empoli. Un azzardo che non ripagherà Vittorio Cecchi Gori. Il 7 febbraio a Firenze arriva il Milan, è 0-0 fino quasi al 90′ quando Batistuta lanciato verso la porta di Abbiati si ferma e si accascia al suolo: lo stadio si ammutolisce. Stiramento al collaterale dirà il referto medico, una pietra tombale sul terzo scudetto. Sì perché Trapattoni non trova le contromisure e perde Edmundo che se ne esce fuori con una leggendaria clausola contrattuale che gli permette di andarsene in Brasile durante il periodo del Carnevale. Circa venti giorni di vacanza a ritmo di samba e a tracannare cachaça nel bel mezzo della stagione, avallato dalla parola di un VCG oltremodo permissivo.

La Fiorentina va a singhiozzo in quel girone di ritorno, dice addio ai sogni tricolore ma riesce comunque a conservare il terzo posto in campionato che vuol dire Champions League. Ci penserà Malesani, il Parma e Paolo Vanoli a trasformare quella che poteva essere un’annata da sogno a una da incubo. Nella finale di Coppa Italia infatti i viola sono avanti 2-1 (gol di Repka e Cois dopo l’1-1 del Tardini) ma il terzino mancino sul cross di Enrico Chiesa gela tutti quanti. Due anni dopo i protagonisti cambieranno sponda e regaleranno alla Fiorentina l’ultimo trofeo della sua storia, ma i gialloblu – grazie ancora ad un Paolo Vanoli in versione goleador – si porteranno a casa anche la Coppa Uefa rifilando un secco 3-0 al Marsiglia. Già, quella coppa dalla quale la Fiorentina era stata estromessa senza colpe da cinque salernitani che avevano voglia di vendicarsi.


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Re: Storie Viola
« Reply #13 on: 03/20/18, 20:39 »
L’ultimo trionfo prima dell’inferno: correva l’anno 2001

La Coppa Italia prima del fallimento e di una Fiorentina che non ci sarà più: quella di Cecchi Gori

Nel 2001 attorno alla Fiorentina non tira una bella aria. Si intravedono le prime crepe della gestione Cecchi Gori, dopo due annate che avevano visto la squadra di Trapattoni spingersi prima al terzo posto in classifica e successivamente quasi ai quarti di Champions League. Al timone dei viola c’è Fatih Terim che fatica in campionato nonostante un Enrico Chiesa da 22 gol, e viene subito eliminato dalla Coppa Uefa dai modestissimi austriaci del Tirol Innsbruck. Nonostante questo il turco diverte e tra alti e bassi, segna (e subisce) tanto alternando prestazioni strabilianti come il 4-0 al Milan ad altrettanti scivoloni dolorosi e cali di attenzione in fase difensiva. In Coppa Italia però i viola sono un’autentica macchina da gol, e negli ottavi rifilano otto reti  alla Salernitana tra andata e ritorno. Ininfluente invece il 3-1 subito nei quarti dal Brescia dopo il travolgente 6-0 dell’andata al Franchi. Si arriva così alla semifinale, dove ad attendere Rui Costa e compagni è il Milan di Shevchenko: 2-2 a San Siro il 25 gennaio 2001, con la Fiorentina che scappa due volte con Chiesa e Bressan ma viene ripresa prima da Ambrosini e poi al 90′ da Giunti. Il capolavoro arriva due settimane dopo con Chiesa e Rui Costa che spediscono i viola in finale e fanno esplodere un Franchi stracolmo.

Nel frattempo le divergenze tra Cecchi Gori e Terim diventano irreversibili e il 24 febbraio dopo il pareggio interno con il Brescia il caos invade gli spogliatoi del Franchi, con il presidente che attacca l’allenatore e il silenzio stampa imposto dalla società che preannuncia il cambio di guida tecnica. Se ne va anche Giancarlo Antongnoni e viene chiamato Roberto Mancini, che ‘decolla’ in fretta e furia da Cortina in direzione Firenze. In campionato le cose non migliorano più di tanto (la Fiorentina chiuderà infatti nona), ma c’è da giocare una finale di Coppa Italia contro l’ex Malesani e il 24 maggio al Tardini i viola – nuovamente e scaramanticamente vestiti in grigio – con un gol nei minuti finali di Paolo Vanoli intravedono il sesto trofeo. Al ritorno Milosevic silenzia un Franchi pronto a festeggiare ma Nuno Gomes grazie all’assist no-look di Rui Costa segna l’1-1 e riporta la coppa a Firenze. Da lì in poi sarà una lenta discesa verso gli inferi: il n° 10 portoghese e Toldo si congedano con un trofeo – l’ultimo nella bacheca dalla Fiorentina – e si apriranno le porte del baratro fino al fallimento dell’estate del 2002.

La storia recente nella Coppa Italia recita invece una semifinale nel 2010 persa contro l’Inter del triplete e la finale dell’Olimpico nel 2013 con il Napoli persa al termine di una serata surreale al di fuori del rettangolo verde. Sportivamente il punto più alto della gestione Della Valle nella serata in cui venne toccato il fondo.

Pier F. Montalbano
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