Dal Bologna a Bologna: così Nastasic ha stupito tutti
Gioca con il 15 sulle spalle, proprio come le presenze in Serie A che domani staccherà al Dall'Ara. Ma il numero che sembra aver segnato per ora le sue tappe fiorentine più importanti è l'11, come nel caso della data del suo esordio in campionato (11 settembre 2011), oppure come il giorno della sua presentazione ufficiale con la maglia della Fiorentina (11 luglio 2011). Matija Nastasic, dopo cinque mesi e poco più, domani ritroverà il Bologna, la prima squadra che ha incontrato da avversario in Italia. Nel mezzo per una delle poche note liete di questo difficile campionato viola, tanti complimenti che gli hanno attirato addosso gli occhi dei grandi club europei (l'Arsenal di Wenger su tutti), e qualche passaggio a vuoto normale (anzi necessario per crescere ancora) alla sua età.
Nato il 28 marzo del 1993 a Valjevo, cittadina a 90 chilometri da Belgrado racchiusa (come Firenze) tra le colline, figlio unico, Matjia ha sognato sempre e soltanto il pallone. A 6 anni giocava con il Valis, piccola squadra di quartiere della sua città, poi il passaggio allo ZSK e infine al FK Buducnost. Ma la sua svolta arriva in amichevole mentre veste la maglia di una rappresentativa della Serbia Occidentale. Il giovane Matija finisce nel mirino del Partizan e a soli 12 anni viene acquistato dal club di Belgrado. Per Nastasic è l'inizio del sogno che i suoi genitori (papà Marco e mamma Tatjana) assecondano, seguendolo nella nuova città. Il salto è di quelli che possono far paura, dai 100 mila abitanti di Valjevo al milione e 100 mila della capitale serba: 11 volte più grande. E i primi passi con la maglia bianconera non sono facili. Nastasic allora viene ceduto in prestito al Teoptik Zemun, una società satellite del Partizan che milita in serie B mentre comincia la trafila delle nazionali giovanili: Under 17 e poi Under 19.
«Avere fiducia in se stessi e non mollare mai», chi lo conosce racconta che questo sia il suo motto. I fatti gli danno ragione perché deve aspettare poco per ricevere la chiamata di Pantaleo Corvino, che a soli diciotto anni gli apre le porte della Serie A pur lasciandolo ancora una stagione in patria. L'impatto con Firenze, nell'estate scorsa, è da subito positivo. Anche perché Matija trova Jovetic, Ljajic e Mihajlovic che lo aiutano con l'italiano (ancora non lo parla bene anche se lo capisce) e a inserirsi nel gruppo. È soprattutto con Jo-Jo che stringe il rapporto più stretto. «È sempre a casa mia» ha rivelato a settembre in un'intervista a violachannel il montenegrino, tra una partita alla playstation (pare che Stevan sia più forte, anche se di poco), un po' di musica (magari quella di Zeljko Samardzic, cantante pop melodico serbo) e pure qualche film in lingua madre. Come Montevideo Bog te video, la sua pellicola preferita ambientata negli anni '20, che racconta la preparazione della Nazionale jugoslava dopo la Grande Guerra alla prima edizione della Coppa del Mondo che si tenne in Uruguay nel 1930.
Calcio e ancora calcio, non si scappa. E poi, a 19 anni, sognare è quasi un dovere. La sua forza, anche a Firenze, resta però la famiglia che si è trasferita in Italia. Matija vive con mamma e papà, e il massimo della trasgressione è qualche passeggiata in centro dove più passano le partite e più lo fermano per una foto e un autografo. Lui sorride e si presta volentieri, in fondo anche questa è una novità e poi così si aumenta l'autostima senza perdere di vista però la tanta strada ancora da fare. Nel frattempo si allena a testa bassa aspettando la sua occasione, ma senza forzare i tempi. Con Mihajlovic il rapporto è stato strettissimo fin da subito, Sinisa lo ha coccolato e stimolato: «Nastasic diventerà fortissimo», assicurò l'ex tecnico viola. Lui gli sta dando ragione dimostranmo carattere anche fuori dal campo come quando si schierò dalla parte di Miha mentre una parte della tifoseria aveva preso di mira l'allenatore serbo: «Chi lo critica sbaglia», affermò senza tanti giri di parole. Era l'autunno scorso, quando dopo aver esordito all'improvviso col Bologna per l'infortunio di Gamberini, Matija tornò a fare la panchina senza arrabbiarsi, anzi. Perché Matija sapeva che il rischio di bruciarsi era altissimo e che l'occasione per uno col suo talento sarebbe arrivata presto. Forse anche prima di quanto pensasse.
Sulla panchina viola arriva Rossi che decide subito di puntare definitivamente su di lui trasformandolo in un titolare inamovibile, tanto da cambiare perfino il modulo di gioco alla squadra per non essere costretto a sacrificarlo. Nastasic ringrazia, si gode il suo momento mentre sogna di diventare un giorno come Vidic, il suo punto di riferimento calcistico. Nell'attesa continua a mangiare buone bistecche, il suo piatto preferito. Tanto per legarsi ancora di più a Firenze. La casa dove spera di restare a lungo.