La A si scopre bella e intrigante
Lo scorso agosto Galliani, che di competitività si intende, paragonò il calcio italiano a «una pizzeria» rispetto agli ai «ristoranti di lusso» stranieri. Parlava di competitività finanziaria, ma il nostro discorso può partire ugualmente da lì. Una settimana fa, alla vigilia dell'ultima giornata del girone d'andata, il tecnico dell'Udinese, Guidolin, definì stupefacente il fatto che in A non ci fosse ancora una squadra aritmeticamente certa del pur platonico titolo d'inverno. Le due frasi, contrappunto l'una per l'altra, fotografano il mutamento di tendenza che il calcio italiano pare stia vivendo. Nessuna certezza, perché siamo a fine gennaio e non ad aprile inoltrato, ma ci siamo chiesti se la Serie A è davvero così "brutta" rispetto agli altri tornei. E la risposta è «no», o quantomeno, cifre alla mano, se ne può discutere.La forbice si chiude Nell'era dei tre punti raramente si era visto un tale equilibrio in testa: Juve, Milan, Udinese e Inter - senza escludere l'outsider Lazio - sono in piena corsa per lo scudetto, divise da 6 punti. E' lo stesso distacco della scorsa stagione, ma allora la Lazio (4a) era in frenata, stavolta l'Inter è in rimonta. E addirittura le prime tre sono staccate di soli 3 punti, cosa che non accadeva da una decina di stagioni (2002/03). Insomma, sembra che la Serie A, dopo un periodo di radicalizzazione - il dominio dell'Inter - sta ritrovando la competitività interna che rende il torneo interessante ed equilibrato. Non si può dire lo stesso dei maggiori tornei esteri, Germania a parte (grafico in alto). Non vuol dire, Galliani ha ragione, aver superato la concorrenza, ma è possibile che un campionato nazionale più difficile aiuti la Serie A a rilanciarsi all'estero, specie sul piano dell'appetibilità del "marchio" (ne parliamo a lato). La Serie A può tornare il campionato aperto del passato, basti notare un dato: il Milan l'anno scorso e la Juve quest'anno hanno vinto il girone d'andata con 40 e 41 punti, il punteggio più basso dal 2004 a oggi. Se guardate ancora più indietro, nessun campione d'inverno ha mai superato quota 40 fino al 2003. Significa che anche la migliore del torneo perde punti con le squadre più piccole. Si è abbassato il livello medio? Probabilmente, ma in Bundesliga non hanno più fenomeni che in A, eppure quel campionato piace anche perché è molto incerto. In Serie A, quando il ventaglio delle aspiranti allo scudetto era ampio (sebbene talvolta con gestioni finanziarie fantasiose), potevamo fare la voce grossa anche in Europa. Siamo meno ricchi rispetto ai grandi club esteri, ma siamo abituati alle situazioni difficili, perché il nostro campionato è più duro.Le solite note Ultimi aspetti. Non abbiamo Messi, né Cristiano Ronaldo, non abbiamo Xavi, né Rooney, abbiamo lasciato partire Balotelli. E via così. Però negli altri tornei vincono quasi sempre le stesse. Anche in Italia, di recente, ma il grafico a sinistra mostra che, ancora, il nostro torneo è alla portata di più squadre rispetto alla Grande Europa. Non siamo fuori dalla crisi, ma abbiamo il trampolino per saltare oltre.